Capacità d’Amore

 

CAPACITA’ D’ AMORE

INTRODUZIONE

La città è assalita da orde innumerevoli. Siamo allo scontro finale fra mondi diversi. Non si tratta di un racconto fantasy, ma di qualche cosa che sta avvenendo adesso, sotto gli occhi addormentati e narcotizzati dei più.

La città è aggredita da tutte le parti, dicevo; le porte d’accesso sono state conquistate dalla marmaglia avversaria, intatta c’è la sola cittadella, dove al vento ancora garrisce il vessillo di un manipolo di Uomini liberi.

In questo frangente, il Gandalf di J.R Tolkien sembrerebbe dire a Pipino: ” fatti animo, amico, siamo qui, proprio per tempi come questi; su, stà pronto; ora…In piedi …Coraggio! Alla battaglia!”

Il fatto è che, la classe politica e l’informazione manipolata dai gruppi di potere economico, non ci hanno detto la verità: e l’esercito delle loro menzogne ci sta aggredendo da tutte le parti.

Questi comportamenti menzogneri si ripresentano ciclicamente, quando la casta dominante ha pianificato il modo col quale vuole imporre, nello scorrere del tempo, il suo potere.

Per il contesto europeo, voglio ricordare tre attacchi perniciosi, orchestrati dall’organizzazione di potere ai danni dei vari Popoli, nel corso delle varie epoche. Ho scelto questi tre, perché li trovo esemplificativi, per comprendere quel modo di agire, proprio del potere, che simula il cambiamento, per non cambiare niente e restare sempre se stesso.

Il primo riguarda la tragica involuzione con la quale la nascente chiesa cattolica si allontanò, in concomitanza con l’Editto di Costantino, dalla base che Gesù Cristo aveva dato alla Sua comunità, creando un rigido potere maschilista, che emarginò la donna, relegandola al silenzio…e ad una ubbidienza pedissequa.

Non si dovrebbe dimenticare che il Risorto apparve prima alla Beata Maddalena, poi ai santi Pietro e Giovanni.

Questo vorrà pur dir qualche cosa: o forse il Cristo non sapeva quello che faceva?

La seconda aberrazione riguarda il Francescanesimo: la pietra scartata dai costruttori, circa 1000 anni dopo, fu riproposta da Francesco d’Assisi, anche attraverso l’Opera diretta di Frate Elia, per risollevare la Chiesa dal fango in cui era precipitata; ma anche in quell’occasione il vero spirito francescano fu soppiantato dai giochi di potere di San Bonaventura da Bagnoregio, che fece riscrivere a suo piacimento, e per più volte, per scopi personali, la vita del Santo.

Però la verità non può essere nascosta, anche se la figura di Elia – da Cortona per alcuni, da Assisi per altri- fu occultata col fango della calunnia, arma tipica dei despoti, nemici dell’umanità e del vivere civile.

Rimando alle seguenti pagine introduttive del mio libro, per afferrare il grado di efferatezza usato dalla chiesa di potere, nei confronti della chiesa sapienziale.

Se l’opera di Francesco fosse stata accettata umilmente e nella sua integralità, cioè nello stesso modo umile, col quale Francesco l’aveva proposta, il mondo cattolico occidentale non avrebbe conosciuto la separazione con i Riformati di Lutero e l’Europa non avrebbe sperimentato la follia sanguinaria delle guerre di religione, i cui dissapori sono ancora vivi ai nostri giorni.

Il Francescanesimo sapeva tecnicamente come trarre, dalla carne trafitta dalla sofferenza inutile dell’umanità, le rose splendide, che il Cherubino di Fuoco, Francesco d’Assisi, portò al Papa, facendogli comprendere così, con la sofferenza utile, che quella Istituzione era fuori strada, avendo perduto il contatto originario con la Fonte, che l’aveva prodotta.

Sto parlando delle stesse rose, per qualità, che un altro grande Figlio di Francesco, ha offerto alla Umanità, traendole dalla disciplina della propria carne.

Mi riferisco a Padre Pio da Pietrelcina, che certo alto clero ha osteggiato con crudeltà vile e false accuse, fino alla fine della vita terrena del Padre, ma senza poterne venire a capo.

Padre Pio era già santo di suo, proprio per quella arte sacra, che Egli ben conosceva, arte che sta alla base del vero Francescanesimo.

San Bonaventura da Bagnoregio, con la sua organizzazione finalizzata ad altri scopi,  ha perpetrato un crimine inaudito nei confronti di San Francesco e del Primo Ministro dell’Ordine francescano, Elia, di cui parlo diffusamente nella mia introduzione, accusato apertamente per le sue simpatie “politiche” per l’Impero, a causa della sua amicizia personale con Federico II° Hohenstaufen. Non va dimenticato che, se da una parte il Frate ha edificato la Basilica di Assisi, da un’altra ha diretto i lavori delle Maestranze comacine per la realizzazione  di Castel del Monte in Puglia, unitamente ad altre opere architettoniche in Sicilia, meno conosciute, ma che esprimono ugualmente collegamenti energetici importanti.

Per copertina del libro, ho scelto con intenzione, la riproduzione  del Lavoro tradizionale del Marcillat, insigne maestro vetraio, col quale presenta la concessione del Perdono di Assisi, con indulgenza plenaria, concessa da Papa Onorio III per tutti i fedeli che sinceramente si fossero pentiti e comunicati il 4 agosto di ogni anno! Non c’era più la necessità di andare fino a San Giacomo de Compestela.

In quel meraviglioso rosone, Guglielmo di Marcillat, essendo sacerdote, ha anche  presentato se stesso, come portatore della croce astile, significando con questo, che all’ interno della chiesa ufficiale, fredda come il marmo, c’è, nonostante tutto, una chiesa viva, forte e consapevole del proprio ministero.

Poi, introducendo vari personaggi, sempre con quel rosone, l’Artista ha lasciato intravedere un percorso sapienziale, collegata alla Corporazione di mestiere dei pittori, nella quale hanno operato, a diverso titolo e in momenti diversi,  il Pittore Teologo Piero della Francesca, Luca Pacioli matematico e scienziato della luce, Leonardo da Vinci e il grande Raffaello Sanzio, di cui non si può tacere.

Ritorno però a ciò che stavo dicendo inizialmente, cioè all’ordito degli inganni  sapientemente studiati a tavolino e rigorosamente concretizzati nel tempo dalle energie che l’hanno promossi; mi riferisco alla terza frode, quella che è stata perpetrata nel nostro Paese nel 2012, dalla finanza extraeuropea.

Le guerre non si fanno più solamente cogli eserciti regolari o con le bande armate, istigate dai servizi segreti – spesso talmente segreti, che è sempre più difficile comprendere chi sia il burattinaio ultimo, nel sistema non solo terrestre, ma galattico. –

Attualmente, formidabili aggressioni fraudolente vengono realizzate con il controllo delle negoziazioni dei flussi bancari, che stravolgono le sovranità nazionali.

L’attuale governo di tecnici, dittatorialmente, sta consegnando il futuro, lo sviluppo futuro del Paese, generato sia dal sangue dei Risorgimentali sia da quello dei Ragazzi sedicenni del 1915-18, ai banchieri che manipolano, per altri, in modo sovranazionale, le politiche di sviluppo degli stati, mettendo in quarantena e in stato fallimentare chi vogliono loro, secondo lo svolgimento di un piano preciso.

In tutto il 2011 ci hanno bombardato con gli elogi all’unità italiana, al risorgimento, ai Savoia, e …chi più ne ha, più ne metta.

Ci hanno parlato di orgoglio italiano e ci hanno detto che la crisi non c’era: ” Parola di presidente di un paese che va sempre a cena fuori, riempiendo i ristoranti”.

Prima di essere costretto a dimettersi, con la complicità di tutto il Parlamento, il capo di governo dimissionario Berlusconi, ha fatto approvare la legge per cui il falso in bilancio non è reato penale. Il governo uscente ha falsato i bilanci, ma non risponde penalmente, mentre il Paese è stato trascinato in una bancarotta, costruita fraudolentemente, ad arte. Il nuovo governo Monti, commissariato dal presidente della repubblica, parla solo di sacrifici dei cittadini deboli e garantisce, col silenzio o con le parole mangiate a metà, l’impunità ai malfattori di stato, sia di alta politica che di alta finanza.

Ci hanno parlato di glorioso risorgimento italiano, ma un governo di tecnici anti italiani sta consegnando il nostro futuro nelle mani dei banchieri stranieri, che rispondono a una dozzina di famiglie storiche, di origine europea e ibridamente umana, che pianificano a loro uso e consumo i destini dei vari Paesi.

Col 1992 l’Italia conosce l’inizio della sua catastrofe morale, sociale, politica, ed economica.

La Magistratura, per la prima volta, inchioda con determinazione e strategia la mafia: fioccano 360 condanne, 19 ergastoli, in carceri di massima sicurezza, e cosa non meno importante, confisca dei beni che la mafia ha estorto alla popolazione. Sembrava la fine della mafia, ma questa si riorganizza e guidata da due contadini semi analfabeti, Provenzano e Riina, dà l’ inizio alle stragi di uomini politici, legati alla mafia, che non avevano assicurato un verdetto favorevole. Giulio Andreotti  era ancora a capo del governo. I camaleonti del potere e i burattinai dello spirito iniziano un nuovo “cambiamento”, affinché tutto resti come era, per dirlo, appunto con le parole che Tommasi di Lampedusa, fa dire al principe del Gattopardo, che, di esportazione della mafia dal regno borbonico a quello piemontese, se ne intende.

Giovanni Falcone, compreso che la mafia sta cambiando strategia e alleanze politiche, prende l’iniziativa, mostra la sua vitalità e determinazione per sconfiggere i nemici delle Leggi; nello stesso anno é vilmente assassinato assieme alla sua scorta.

Poco dopo sarà la volta, assassinio annunciato, di Paolo Borsellino, con la sua scorta, abbandonato dalle istituzioni dello stato, colpevole di volere continuare l’azione intrapresa dal collega e amico.

I due magistrati avevano messo, coi loro collaboratori fidati, la mafia con la schiena al muro, per questo sono stati assassinati.

Lo stato resta a guardare e Scalfaro, preso il posto del dimissionario Cossiga, sa solo portare fiori falsi su Tombe vere.

Comincia tangentopoli: si scopre che gli industriali italiani non possono lavorare se non danno tangenti ai politici. Crolla il mondo politico italiano, e la DC e il PSI terminano la loro recita/farsa politica, PRI e PLI perdono ogni motivo d’essere, mentre, come nuovi guru “vergini” salgono, sulla ribalta del palcoscenico,  Bossi e Berlusconi.

Sempre in quel tragico, bisestile anno la lira é svalutata dal nuovo governo Amato, un “socialista”!

In questo fosco clima, vanno introdotte le cene a bordo del Britannia del 1993, dove vicino a Civitavecchia, ma in suolo navale inglese, i potenti della terra decidono il futuro delle Nazioni, in particolare dell’Italia con l’introduzione forzata dell’euro, che di fatto ha dato il colpo di grazia alla lira: l’economia italiana è stata affondata- allora -secondo un copione studiato a tavolino.

Con l’acquisto delle maggiori realtà produttive italiane gli stranieri hanno gettato una pesante ipoteca sul futuro italiano.

E Mario Draghi era lì, come sacerdote benedicente.

Venendo   a giorni più attuali: un’altro Mario, il Monti, il professore famoso –  formatosi con Draghi al pensiero bancario americano di Yale –  capo di un governo commissariato e imposto dalla pressione economica straniera, nel 2012 liquida le nostre possibilità di sviluppo economico.

Sa ironicamente e capziosamente proporre che i sessantenni, quasi settantenni, lavorino finché respirano, senza fare passare i giovani, che da giovani sono il vero futuro; prende con la forza i soldi, dove già stanno: gli ultimi risparmi della famiglia a reddito medio, buttata sul lastrico, in modo sistematico in questi ultimi anni, con le tasse da strozzini di equitalia, rendendo da una parte inutilizzabili anche i minimi servizi assistenziali di controparte, mentre dall’altra  non si costruiscono nuovi posti di lavoro, anzi le piccole aziende chiudono per fallimento e vengono svendute e presto acquistate con niente, da intrallazzatori senza scrupoli. Alcuni industriali, rovinati dalla perniciosa avidità usuraia dei banchieri, si sono suicidati…in Veneto.

Chi è il vero colpevole anche di queste morti, banchiere Mario Monti?

Tornando a 20 anni fa. La mafia, con l’assassinio diretto di Falcone e di Borsellino, col suicidio del magistrato Domenico Signorino, accusato falsamente di essere connivente coi mafiosi, è entrata con maggiore arroganza in parlamento, e continua ad impossessarsi dei beni della cosa pubblica. Essa è nello stesso parlamento e fa i lavori sporchi dell’alta industria: intimidazioni per appalti manipolati, smaltimento delle scorie inquinanti nel mare Mediterraneo, droghe diffuse ovunque, leggi inique e liberticide, riciclaggio di danaro sporco per operatori economici puliti.

Eppure il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, lasciato solo dalle “alte” cariche dello stato italiano e assassinato assieme alla Moglie a Palermo dalla mafia, aveva già detto:”…Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati.”

Continuiamo. Adesso si è scoperto, e senza ombra di dubbio, che ci sono gli evasori fiscali, che “rubano” allo stato, come vermi roditori e che la finanza( ma prima dove era con tutta questa sofisticata capacità informatica ed investigativa?) fa miracoli nello scovarli.

Domanda: come mai ci si accanisce, così tanto e solo ora, per scovare chi non paga il canone tv, mentre viene data l’impunità a chi, per proprio torna conto, ha portato il Paese alla banca rotta?

Come mai le banche possono fare strozzinaggio legale, che sta soffocando il ceto medio basso e la piccola e media industria? Perché possono solo prendere, senza dare, visto che quello che ti prestano se lo riprendono in 1000 modi diversi, oltre agli interessi di legge ?

In questo clima, dove sono i garanti delle istituzioni, se non nella greppia foraggiata dai banchieri, i nuovi sacerdoti dell’alta finanza, a loro volta servi di poche famiglie mondiali, espressioni di realtà aliene?

In realtà non abbiamo più bisogno dei politici e neppure dei banchieri e del loro euro, col quale il governo ha portato la nazione nello sfacelo.

Credo che nelle indicazioni di Davide Icke, che da almeno 10 anni, sta fornendo un ottimo materiale informativo, che, per quanto strano,  dà un contributo formidabile, per aprire gli occhi su questi vampiri polo-dimensionali, in modo da smascherare gli sfruttatori di stato, servi del potere, sotto la specie del dio denaro.

Dov’è la risposta a questa situazione disumana?

La trovi sempre lì, nel vero destino dell’umanità. Nell’Amore di Dio, che, come anima collettiva, si sta per incarnare nell’Umanità. Quell’Amore celebrato dal Cristo, quando, annunciando la sua morte, ma in vista della sua resurrezione, disse “Ma dopo che sarò resuscitato, vi precederò in Galilea”, S.Matteo 26, 32. Dante ben sviluppa nel Convivio il concetto della nobiltà della Stirpe umana e cosa significhi l’annuncio dell’angelo-intelletto, che  invita a cercare il Risorto nella Galilea del Paraclito.

E’ l’amore di Dio la pietra scartata, è la Testata d’angolo che tutto spiega e completa, nella costruzione delle cattedrali cosmiche, operate anche dall’Umanità. E’ l’amore di Dio nella pienezza dello Spirito Santo, sperimentato consapevolmente dalla creatura umana, la Galilea.

San Francesco ha mostrato Chi sia la pietra scartata. Con le sue rose, offerte a colui che avrebbe dovuto essere il pastore, ha dimostrato che la creatura umana porta in sé il dono della Luce e che ha la capacità di diffonderLa nelle Galassie.

C’è chi vorrebbe togliere all’Umanità questa capacità: sia ai tempi storici del Cristo, sia ai tempi di Francesco, sia ai tempi attuali.

Però c’è anche Chi vuole che questo NON accada, allora come ora.

San Francesco, come il Cristo, vide negli ultimi, nei derisi, negli oppressi il Volto di Dio da rigenerare sulla Terra, ora e non domani.

L’uomo è creatura divina e olio della natura; per questo l’Umanità, chiamata nei tempi attuali a superare un movimento di forte crisi, darà una risposta divina, che colmerà la sete dell’intera creazione, trasfigurandola in Amore.

 

Particolare del Rosone di facciata della Basilica di San Francesco, in Arezzo. Opera di mirabile fattura, realizzata da Guglielmo di Pietro De Marcillat nel 1524.

        Si rimanda all’opera preziosa di Padre Giulio Renzi “Piero della Francesca Pittore Teologo”  Ed.Siena 1990 e al lavoro eccellente di Angelo Tafi ”Il sole racchiuso nei vetri”, edito nel 1988 dall’ Ente Provinciale per il Turismo di Arezzo, per le informazioni sui fatti eccezionali presentati in questa vetrata.

         Guglielmo di Pietro De Marcillat ha ritenuto opportuno dare al suo Francesco, che offre le rose al Pontefice, lo stesso volto che ha dato al suo Gesù nella resurrezione di Lazzaro, vetrata presente nella Cattedrale di San Donato ad Arezzo.

         Racconta Don Angelo Tafi ne “Il sole racchiuso nei vetri” a pag. 94 ,  che il Padre Giulio Renzi, il P. Guardiano del Convento di S.Francesco in Arezzo, gli aveva fatto notare a proposito della vetrata restaurata ed esposta nella sala inferiore del Convento, che “nella vetrata tornata fulgente si possono riconoscere illustri personaggi che il Marcillat vi ha rappresentato. Tra i due cardinali al centro, dietro San Francesco, sarebbe Piero della Francesca, cieco; il volto che bene spicca sopra il braccio benedicente del Papa sarebbe quello di Raffaello.

         Sotto l’altra mano del Papa il volto di profilo, proprio a lato del mazzo di rose potrebbe essere quello del Marcillat che, sacerdote, si sarebbe raffigurato come l’ecclesiastico che porta la croce astile. Come si vede questo dell’individuazione di celebri personaggi raffigurati dal Marcillat nelle sue vetrate, potrebbe essere un assai interessante compito dei futuri studiosi dell’artista.

 

E’ importante mantenere vivo il ricordo di San Francesco, il Cherubino che viene da Oriente (come il sole di Assisi, dirà Padre Dante[1]) soprattutto perché ciò che è veramente accaduto alla Verna, la notte santa delle stigmate, è avvolto nel mistero; come sempre avvolta nel mistero è la vita di Padre Pio da Pietrelcina, che ricevette le stigmate ” il 20 settembre 1918 a seguito dell’apparizione di un misterioso personaggio”.[2]

Anche Padre Pio, poi, è stato fortemente inquisito/perseguitato da parte di certa autorità vaticana, cosa ormai notoria.

Più entri in te stesso, più ti avvicini a Dio, senza sentimentalismi, né intermediari scomodi, ma intellettualmente, seguendo lo stimolo dello Spirito.

Tu sei una piccola parte della Mente cosmica, una goccia nell’Oceano della vita, che però in qualche modo, ripete in se la prima Vibrazione, che il tutto muove.

Più ti avvicini a Lui, più ti prepari per la notte di Giacobbe. La notte in vista dell’alba. Ricorda: c’è un pegno da pagare all’Angelo della Faccia.

“  Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.

Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.

Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!».

Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe».

 Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!».

Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia,eppure la mia vita è rimasta salva».  Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca.”[3]

Più ti avvicini a Lui, più ti prepari per la notte dei Getsemani, dove Francesco nudo ha lottato contro il peccato, la notte del primo gennaio 1216, su di un roveto coperto di neve. E lì sbocciarono rose “ bianche e vermiglie “.

Tornando alla vetrata del Marcillat, secondo la leggenda, narrata da P. Giacomo Oddi nel volume “La Franceschina”, l’Indulgenza del perdono d’Assisi, concessa nel 1216 per richiesta di Francesco per la chiesetta di Santa Maria degli Angeli da Papa Onorio III per il giorno 2 agosto d’ogni anno, deve la sua origine proprio alla fioritura di quelle rose benedette.

“San Francesco, la notte del primo gennaio per vincere una tentazione, si gettò nudo in una macchia di rovi, ricoperti di neve. La leggenda afferma che quei rovi fiorirono di rose bianche e vermiglie. Francesco colse alcune di quelle rose e le portò in chiesa, dove trovò Gesù e sua Madre ad attenderlo. Ci fu un colloquio paradisiaco e come memoria di quella visita il Santo chiese l’Indulgenza per coloro che, pentiti dei peccati, entrassero a pregare nella piccola chiesa. Per l’intercessione di Maria, Gesù accondiscese alla richiesta di Francesco, ponendo come condizione l’approvazione del Papa, perché è lui che lega e scioglie in terra”.

A questa condizione, il Santo chiese quali argomenti avrebbe portato al Papa per convincerlo a rendere esecutivo il dono.  E Gesù: ” tolle de le rose rosce e bianche, nate nel mese di ienario, le quali tu ‘ ai colte nella disciplina del tuo corpo, portane quante te né pare…”[4] da “Piero della Francesca, Pittore teologo” di P.Giulio Renzi, Rettore della Basilica di S.Francesco d’Arezzo.

Devi lottare col Padre, là, nei tuoi Getsemani. Ma quale Padre darà un sasso al Figlio, che chiede pane? Non darà invece lo Spirito, come dice Luca?

Getsemani: e tra il profumo delle rose, si avverte ancora oggi anche quello del gelsomino.

Francesco con l’ Autorità propria del suo ministero, ha riposizionato l’Uomo, come punto di equilibrio evolutivo, fra Cielo e Terra: però non ci hanno detto la verità sul vero Lavoro svolto da San Francesco. Perché?

Perché, pur dicendoci cristiani, abbiamo smesso di guardare all’esempio di Gesù, che ha ricordato all’uomo, chi veramente Egli sia e qual è la via che deve seguire per trasfigurare il Cosmo, permeandolo d’amore?

Perché permettiamo ai falsi pastori di questo mondo,  di continuare a gettare immondizia su Francesco d’Assisi e il suo primo successore, fra Elia da Assisi?

“ Solo una congiura, orchestrata ad arte fin dal medioevo, può spiegare un simile silenzio su una delle figure più importanti del suo tempo.

Per comprendere appieno l’importanza storica di Elia, basterebbe considerare solo quanto segue: fu il primo Ministro Provinciale di Toscana; il primo Ministro Provinciale di Terra Santa; il primo Ministro Generale dell’Ordine; fu il primo Custode del Sacro Convento, della Tomba di San Francesco e della Basilica, proclamata da Gregorio IX “Caput e Mater” di tutto l’Ordine Minoritico.

Santa Chiara, madre dell’Ordine delle Clarisse,scrivendo nel 1236 alla Beata Agnese di Praga le diceva: “Attieniti ai consigli del Venerabile e Padre Nostro Frate Elia, Ministro Generale, e anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono“.

I motivi della “congiura” possono essere molteplici, dalla condanna senza appello pronunziata da un guelfismo manicheo che non perdonò mai le “simpatie” imperiali del Frate – con relative scomuniche – ad un razionalismo di stampo illuminista presente purtroppo nella stessa Chiesa, per la quale tutto ciò che va al di là del semplice messaggio cristiano, ad uso e consumo delle masse, non può essere accolto come fatto reale e storicamente accettabile, ma relegato, nella migliore delle ipotesi, nell’ambito della fantasia e dell'<<occulto>>, nell’accezione peggiore del termine.

Questo fu ed è il destino dell’esoterismo di Elia. Pertanto, tutti i documenti che potevano far luce sulla sua autentica figura, verranno nel tempo, o distrutti o distorti.

Di conseguenza anche tutto ciò che avrebbe potuto in qualche modo accomunare il francescanesimo con lo scomunicato Federico II, venne accuratamente celato o distrutto, al fine di non turbare, attraverso i secoli, le “coscienze” dei più.

Sarebbe del resto difficile far comprendere l’equazione “San Francesco – Frate Elia – Federico II” senza mettere in discussione gli stereotipi di una agiografia fino ad oggi contrabbandata come l’unica delle verità.(20)

Se Elia fosse stato veramente ciò che di lui i suoi denigratori vanno dicendo, come mai San Francesco – ad esempio – nel suo testamento, lasciò scritto: “Confesso a Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo e alla Beata Vergine Maria e a tutti i Santi in cielo e in terra a frate Elia, Ministro Generale di questo nostro Ordine, come a mio signore degno di venerazione tutti i miei peccati“?

E poco prima di morire, come riportato da Tommaso da Celano nella “Vita Prima“, rivolgendosi ad Elia disse: “Ti benedico, o figlio, in tutto e per tutto; e come l’Altissimo, sotto la tua direzione, rese numerosi i miei fratelli e figlioli, così su TE e in TE li benedico tutti. In cielo e in terra ti benedica Dio, Re di tutte le cose. Ti benedico come posso e più di quanto è in mio potere, e quello che non posso fare io, lo faccia in TE Colui, che tutto può. Si ricordi Dio del tuo lavoro e della tua opera e ti riservi la tua mercede nel giorno della retribuzione dei giusti. Che tu possa trovare qualunque benedizione desideri e sia esaudita qualsiasi tua giusta domanda“.[5]

 

Cap 5. Socrate

 

Piero ha galoppato contro i venti glaciali dell’ignoranza, tra le arsure soffocanti dell’indifferenza, per giungere ai cieli siderei della condivisione, nel tentativo di conseguire la quiete, fondamento della sua originalità, scolpita nel personale patrimonio genetico.

Aveva lottato contro tutto ciò che si oppone alla comprensione della necessità dell’avvento dell’uomo nuovo, atteso da tutta la natura con intensità.[6]

Penetra in una dimensione dell’esistente a lui  sconosciuta.

“Amato Socrate, dolce Iniziatore, tu sai perché hai bevuto quella cicuta.

Ben si espresse il tuo nobile cuore:

”E la ragione è appunto questa, che il dio mi costringe a fare da ostetrico, ma mi vietò di generare. Io sono dunque, in me, tutt’altro che sapiente, né [d] da me è venuta fuori alcuna sapiente scoperta che sia generazione del mio animo; quelli invece che amano stare con me, se pur da principio appaiono, alcuni di loro, del tutto ignoranti, tutti quanti poi, seguitando a frequentare la mia compagnia, ne ricavano, purché il dio glielo permetta, straordinario profitto: come veggono essi medesimi e gli altri. Ed è chiaro che da me non hanno imparato nulla, bensì proprio e solo da se stessi molte cose e belle hanno trovato e generato; ma d’averli aiutati a generare, questo si, il merito spetta al dio e a me…”[i][7]

Solo Piero sa cosa balenò nella sua mente esaltata dal sentire cosmico, quando, con un suo presunto eroico furore bruniano, balzò, pieno d’ardire, sul carro di fuoco della conoscenza interiore, entrando nel mondo oggettivo del simbolo significante, di cui, ovunque e in modo diffuso, tratta il gran libro della vita.

Troppo poco sono le miserie del mondo per farne un vessillo.

Troppo poco è il dio del mercato, quello degli inferni e paradisi, elargiti con criteri dubbi di giustizia e premi, là sul palcoscenico di questo mondo, dove la stravagante interpretazione è ignota agli stessi attori.

Ci sarebbe solo da ridere per questa commedia grottesca, se questa fosse fine a se stessa; ma poi, terribile, il sangue scorre ancora  a fiumi e il detto di Ho-Ci-Min tuona ancora con la sua  attualità terrificante: urlino tutte le ingiustizie del mondo!

Stiamo ancora crocifiggendo, empiamente per conto nostro, in modo gratuito, i vari Gesù, che si susseguono lungo lo svolgersi della storia dell’uomo.

Sente il bisogno del Suo Dio, che si fa Carne in tutto e tutti.

Un giorno comprende che il ponte fra lui e il Dio, benedetto nei secoli eterni, è misteriosamente dentro di Lui; in Lui e non da Lui disgiunto.

La santa guida, però, dove trovarla?

“ Dentro l’uomo vive il mistero: l’enigma intellettualmente vivente proposto dalla Sfinge ad Edipo.

Anche Sigmund Freud ha lavorato, in un certo senso, sul significato dimenticato della storia di Edipo.

Mancando una guida qualificata, è facile ignorare la complessa realtà di cui l’uomo, come espressione dell’Essere, è partecipe. Questa realtà abbraccia e unisce tutti gli Universi possibili.

Il Cosmo è Uno, dice Giordano.

Confondendo l’energia cosmica, sia per forma che per contenuto, con qualche altra cosa, forse non ha compreso la vera natura e valenza della “libido” cosmica, potrebbe dire Whilielm Reich.

L’Energia non può essere indagata in laboratori separati dalla vita, ma vissuta consapevolmente nella fucina della partecipazione sostanziale, dove tutto è unito a tutto.

Impara a vedere nelle tue caverne, senza temere l’incontro col Minotauro.

Fissa bene il punto di partenza, cerca il maestro di verità vivente prima, poiché senza buona guida: “ un piccolo errore iniziale diventa grande alla fine. “[8]

Sii sicuro nello srotolare bene il filo della tua intelligenza e non ti perdere nei meandri dei sillogismi logici.

Sii intellettuale; segui fedelmente il Maestro di Verità e affronta il Minotauro. Una volta ucciso, la notte dell’ignoranza  si dilegua e la luce della stella che è in te, ti conduce, per illuminazione, al Sole; lì tu ritrovi il tuo senso divino.” Ma sta attento, ora che sei uscito dal labirinto, a non entrarne in un altro; non confondere un falso giudizio con la bellezza stellare. Cerca sempre il tuo sole interiore e l’abbondanza della vita non ti abbandonerà mai.

Ma sta attento:

“Gli uomini, ingannati da Energie che non conoscono, hanno cercato di antropomorfizzare tutto; ma non sanno quello che fanno, soprattutto perché non sanno con che cosa hanno a che fare. Tutto è visto in chiave umana e utilitaristica, ma e… se Teseo fosse ancora prigioniero nel Labirinto? Se la sua libertà fosse stata solo illusoria e lui si trovasse ancora invischiato in recinti di altro tipo, ma non per questo meno pericolosi? Allora occorre uscirne adesso, prima che arrivi l’irreparabile per la Specie Umana.”

“Rinuncia a tutto quello che avevi, che eri, che dicevi. Se incontri Dio nella tua strada, non sarai più quello che credevi di essere. E’ ciò che alcuni hanno chiamato l’inizio della trasmutazione; Gesù ha chiamato questo nascere di nuovo in spirito. Se ti apri al Divino rinasci. Questa è l’età dell’Acquario, l’età della Rigenerazione degli uomini.”[9]

 

 

Cap 7. E se, fra tanta incoerenza, tornassimo all’insegnamento vero di San Francesco?

 

Paolo, per festeggiare l’incontro in piscina con Maria, propone di terminare la serata in qualche posto tranquillo, lontano dalla confusione.

E’ scelta l’accogliente casa di Paolo, edificata a dimensione d’uomo, secondo i canoni classici rinascimentali, mediati dall’esperienza greco-romana.

Piero ricorda tutto di quella sera, e in più occasioni ne aveva riparlato con Maria, con la quale si ritrova periodicamente in piscina.

Laura, l’eclettica donna di Paolo, servendo dei liquori ai presenti, getta giù sul tappeto, senza riferirsi a nessuno in particolare, una serie di osservazioni sull’attuale modo di agire del clero cattolico in Italia.

Sostiene che la crisi di quegli anni fine sessanta è dovuta al mancato aggancio tra l’azione dei preti e la reale parola dei vangeli.

Gli ecclesiastici, quelli che esprimono gli interessi della gerarchia di comando, non hanno mai voluto realizzare il realistico esempio di fratellanza cosmica vissuta da Francesco d’Assisi, uomo santo.

Per lei Francesco è un vero uomo di Dio, svincolato dalle pastoie imposte dal monopolio del clero.

“ Gli addestramenti ricevuti dalla vita, li ha espressi col cantico delle creature: un vero inno sciamano alla vita.

Dagli insegnamenti del Giullare di Dio poteva scaturire, in un modo vitale, il nuovo uomo, capace di trovare equilibrio in se stesso, nel ritorno alla natura di Dio e a Dio.

Gli sviluppi successivi dell’umanesimo prima e del rinascimento poi, avrebbero aperto armoniosamente la strada alla fratellanza, con una  scienza che è vera conoscenza.

L’Uomo Universale, come scala armonica, sarebbe stato punto di unione fra cielo e terra.

L’uomo finalmente libero, fiorito in amorosa umiltà, navigando generoso nel mare della vita, avrebbe partecipato alla rigenerazione dell’intero cosmo, benedicendolo coi suoi effluvi generosi.

La ricerca scientifica, a favore dell’umanità intera, supportata dalla successiva rivoluzione industriale nata alla fine del ‘700, avrebbe aiutato l’umanità, intesa come complesso armonico, a produrre il benessere per tutti.

I nuovi macchinari, poi, avrebbero ridotto sia la fatica dei lavoratori sia i tempi di produzione.

L’Amore di tutti per tutto avrebbe portato ad una  distribuzione più equa ed ampia dei beni prodotti, da parte dei proprietari nei confronti dei lavoratori

Così, con un solo colpo, sarebbero sparite sia la fatica disumana del lavoro manuale che la povertà, propria di chi ha sempre lavorato – come i contadini e i garzoni in genere – ma che è sempre stato espropriato dei frutti del suo lavoro.

L’esempio di Francesco – continua Laura – è rimasto vivo solo in piccoli gruppi ristretti, ma qualificati. Credo che una traccia interessante sia stata data da Padre Pio di Pietrelcina.

A livello societario, quello espresso dalle grosse comunità e dagli stati, la spiritualità cristiana non è stata vissuta; però nella gente semplice – e questo è un meraviglioso mistero – il ricordo di Francesco, e del vero francescanesimo, è  tutt’ora vivo.

Presto è venuta meno quella fede santa, che, in certi momenti del Medioevo, ha fatto coincidere il credo della nazione regale con quello della nazione religiosa. Questa potestas era esercitata dall’autorità spirituale del papa, il solo che allora poteva consacrare il potere temporale dei re, poiché il pontefice cattolico era riuscito a tenere per se le prerogative, proprie dell’imperatore Cesare Augusto, che come Pontefice Massimo, era guida, sia politica che religiosa, dei Romani.

L’azione della fede santa, di cui il Dante Alighieri dei Fedeli d’Amore era Kadosch, dopo la  frattura tra autorità spirituale e potere temporale, ha rivolto la sua attività sul terreno delle nascenti monarchie nazionali.

Il vero valore della funzione magistrale di Dante, per garantire il passaggio di alcuni contenuti intellettuali dal latino di Virgilio a ciò che poi sarebbe divenuto il volgare italiano, è un discorso che è meritevole di essere fatto, anche se porterebbe lontano adesso, coinvolgendo direttamente l’opera eccelsa di Federico II° di Svevia e del primo francescanesimo.[10]

“La legge, continuando il mio discorso – prosegue la giovane- è considerata meno divina e sempre più umana.

Ai giorni nostri siamo giunti al rovesciamento dei valori e il cittadino non si riconosce più nelle leggi dello stato in cui vive.

Ciò è avvenuto perché chi amministra la cosa pubblica, invece di vegliare per garantire il rispetto della costituzione, si è allontanato dalla giustizia a danno della nazione.

La cristianità, come struttura politica e militare, è venuta meno agli obblighi, che aveva nei confronti del mondo intero, da quando s’è spacciata per cristiana senza esserlo nella sostanza.

Quella società, marciando contro l’uomo, s’è ribellata contro Dio.

Gesù, colla sua vita pubblica, ha insegnato ad amare i nemici, servendoli, non uccidendoli.

Per questo si porge l’altra guancia; dare la propria vita per amare, non per massacrare.

La cristianità, con tutte le sfumature in cui è frastagliata, ha perduto la funzione guida, che aveva nel contesto occidentale.

Il crollo del potere religioso, nei confronti di quello politico, ha determinato un vuoto istituzionale, dal quale sono scaturite le guerre intestine, prodotte da nuove forze emergenti, che cercano di muoversi in modo autonomo, nei confronti del potere costituito.

“ Le atrocità culturali, frutto della volontà dei dominanti di deformare la vita con la propaganda e le pratiche di annullamento societario tramite i campi di sterminio del nazismo e del comunismo, i cui tragici riflessi sono ancora evidenti, sono state possibili, perché i cattolici e gruppi religiosi – dovendo confrontarsi con stati politici e militari potenti – hanno definitivamente perduto la loro funzione di guida, non avendo realizzato le motivazioni spirituali, che legittimavano il loro potere .

C’è da vergognarsi a essere cristiano, per di più con l’aggravante di avere la pelle bianca, se per “cristiane” s’intendono le emanazioni maleodoranti che provengono ancora dallo stato pontificio, che col proprio orientamento poliziesco, per restare fedele allo spirito spietato della compagnia del Gesù, ancora prevede la pena di morte

La caduta è divenuta sempre più vorticosa e inarrestabile.

Il disagio della civiltà sta in questo: l’occidente è adesso privo delle sue radici, avendo perso il contatto consapevole con la civiltà tradizionale, che l’ha prodotta.”

Esausta, Laura termina il suo discorso rilevando il falso perbenismo di una società ipocrita e guerrafondaia come quella occidentale – che dicendosi cristiana produce odio, come prodotto finale, e non amore.

Non trova precedenti nella storia terrestre: nessun dispotismo orientale dei secoli trascorsi ha cercato di far passare i genocidi come episodi incresciosi, ma necessari, per la crescita di sedicenti nazioni cristiane libere.

“Denuncio, con tutta la forza che ho, la barbarie occidentale, che ha perso il contatto vitale con la sua origine: lo stesso spirito francescano è stato aggredito dal sistema della chiesa, che temendo di perdere sempre più l’egemonia politica ed economica dello Stato pontificio, ha cercato di congelare lo spirito di servizio di Madonna Povertà francescana.

Credo che, solo riscoprendo la divina purezza del vero cristianesimo, l’occidente possa ritrovare le ultime vestigia, di qualche cosa, che sembra ritirarsi.

Solo quelle tracce possono salvarlo dalla tempesta incombente.

Credo che il vero Francescanesimo, finché fiorisce ancora un uomo come Padre Pio, abbia vivi in sé i germi piantati da Francesco ed Elia di Assisi.”

 

 

 

 

 

  1. 8. Cultura planetaria o niente di nuovo.

 

Un lungo silenzio scende sui presenti.

E’ Paolo, non d’accordo con i  presupposti di Laura, a prendere la parola.

Cerca di incanalare i discorsi della giovane su binari accessibili, anche a coloro, che non condividono simili istanze spirituali.

Ha sempre creduto, che i diversi punti di vista possono condurre a una maggiore comprensione del disegno della vita.

Il contributo di ciascuno ha importanza fondamentale.

Cercare l’unione, partendo dall’accettazione amorosa della diversità, è segno di spiritualità libera, che ricerca l’effettiva condivisione di pensiero.

Comincia l’esposizione delle sue idee, affermando che è in linea colle idee di Laura, per quanto riguarda la condanna dell’attività politica del clero cattolico nel volere mantenere, a tutti i costi, il monopolio della spiritualità religiosa del credente.

Togliendo di mezzo i comportamenti del passato, è necessario seguire le direttive che Dio ha dato a San Francesco, dicendogli di riparare la Sua Chiesa, che, ora… e forse più d’allora, è in rovina.

Una maggiore semplicità nei costumi e più amore vissuto, e non solo parlato, dell’uomo per il suo simile, giovano a tutti.

Il treno, però, ora è perso.

Al tempo di San Francesco, era ancora possibile produrre il raddrizzamento della società occidentale feudale, dove la concezione dell’impero – mediata dal cristianesimo in modo capillare – era ancora viva.

Il sorgere del libero comune, però, sta già indicando l’avvento di nuovi tempi, forieri di grosse novità.

Il potere non accetta il vuoto di dominio; se il re non è capace di governare, che lo voglia o no, si troverà sostituito da altro.

Questo accade anche alla chiesa di Roma.

Ormai forse è passata troppa acqua sotto i ponti e ciò che non si doveva scordare, è stato dimenticato.

La chiave che aiuta a interpretare i segni dei tempi è andata smarrita.

Gli spiriti liberi, pensando al divino, mal possono comprendere il senso di un Dio tutto preso a elargire premi o punizioni.

Il nuovo mondo è quello scaturito dal sistema borghese.

L’uomo uscito fuori dal sistema emergente è un commerciante ed un letterato, proveniente da un nuovo ceto sociale, quello che in mezzo tra il palazzo nobiliare e la cattedrale papale, abita appunto nel borgo; questo parla sempre meno del diritto divino o del diritto del nobile, ma parla sempre più in termini economici di profitto, di dare e di avere.

Ecco qui l’immagine del nuovo dio, che si adora e che s’insegna a adorare.

La concezione, magicamente sciamanica della vita, che vede il destino dell’uomo sposato a quello della generosa Natura madre di tutti viene meno.

Si va perdendo sempre più l’unione vitale collo Spirito della grande Madre, che non è più intesa come genitrice, ma come materia da sfruttare egoisticamente e da inquinare stupidamente.

I fedeli attuali, barricandosi dietro il fatto che adesso mancano validi esempi, mettono in luce la loro vera volontà di non  seguire la via d’amore fra le creature, propugnata dal Cristo.

Si preferisce la frenetica vita idolatra di ogni giorno: e tutto questo è duramente pagato dai veri spiriti pii, desiderosi di vivere nella luce.

Spinti da fede sincera, essi non sanno però da quale parte muoversi.

Occorre un maggior amore fra gli uomini, disposti ad essere creature autentiche, pronte a lottare, affinché ciascun essere possa realizzare la sua emancipazione integrale.

Il benessere deve riguardare tutti, e le ricchezze equamente distribuite.

In poche parole da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni: questo è un precetto evangelico, e non comunista.

Questa massima il dottor Karl Marx l’ha ricavata dagli Atti degli Apostoli.[11]

Il senso della vita condivisa ne esce esaltato e l’uomo, davvero amico della sua specie, è ancora più interessato a risolvere i problemi dei suoi simili.

Culturalmente l’accettazione positiva del diverso è valida per qualunque creatura, perché anch’egli  nato da donna.

L’abolizione delle differenze di ceto sociale, unitamente a quelle religiose e razziali, porta alla soluzione di tutte le possibili incongruenze.

“Accettare e amare, anche chi è stato colpito dalla più terribile malattia, non è un peccato; sentire che è tuo fratello chiunque soffre in quella carne martoriata, non è un delitto.

Qualunque impedimento, al pari diritto alla vita di ogni essere, deve essere rimosso “.

Solidarietà, fraternità e uguaglianza sono bersagli da conseguire a vantaggio della collettività e non hanno nulla a che vedere con riduttivi slogan politici di parte.

Devono essere formule etiche effettivamente vissute.

Utilizzando fantasia, colori, rispetto si può produrre una cultura veramente planetaria, capace di abbattere ogni particolarismo regionalistico, pur salvaguardando la diversità.

Occorre aprire le porte a un sapere, che sia capace d’essere cosmico.

L’uomo intellettualmente nuovo, come misura delle cose, è il portatore di equilibrio con rispetto per il dissimile, col quale è da conseguire l’Armonia cosmica.

E’ accettando pienamente l’altro, che il mio diritto finisce; dove inizia il tuo, si ferma il mio.

Tu vivi in mia funzione e io vivo nella tua: è simbiosi e non divergenza.

Se vuoi, monadi aperte, non come le finestre chiuse in se stesse da Leibniz, ma allargate al libero scambio, perché tutti sono in tutto in funzione di tutto.

Occorre un individuo capace di divenire un essere maturo e cosciente di sé, dove l’altro non è più visto come estraneo, ma  fratello; quindi come sacramento avente pari diritto ad usufruire delle sorgenti della vita.

Così sii cosciente dell’altrui unicità, che deve vivere in modo armonico con la tua, pertanto: sii quello che vuoi, ma siilo con consapevolezza.[12]

Vivi da unico, fondando la tua speranza su questa certezza: e come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro.[13]

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. L’individuo deve essere.

 

Paolo ha rovesciato il discorso di Laura.

Lei propone una risposta cristiana collettiva, capace di riparare i gravi errori prodotti dal perduto aggancio fra potere temporale e autorità spirituale.

Lui vede nella distruzione dell’Ordine del Tempio, voluta da Filippo il Bello, con la soggiogazione del Papato da parte del Monarca, il punto di partenza della frattura dell’Occidente con la propria Tradizione.

Crolla il legame medioevale fra papa e imperatore, dove il primo legittimava per emanazione il potere del secondo, come fa il sole col suo raggio. Il raggio è impensabile senza il sole.

Rotto l’equilibrio fra autorità spirituale e potere temporale, la ribellione nobiliare contro l’imperatore, portando ad una più marcata nascita delle monarchie nazionali europee, determinerà la fine del concetto tradizionale romano di imperium.

E’ il sovrano francese a imporre al papa la condanna del glorioso Tempio, voluto da San Bernardo e amato da Dante.

Il Tempio è tenuto in sospetto da entrambi i poteri per la sua potenza spirituale e materiale.

“ Il potere temporale cominciò da allora a servirsi dell’autorità spirituale per i suoi fini di dominio politico.[14]

Ciò porta al crollo dell’idea dell’impero, così come era stata concepita dalla organizzazione romana, che si era installata sulla tradizione etrusca. In questo clima di dissoluzione, nascono le monarchie nazionali.

Da quel momento il papato si trasforma in uno stato militare, uguale a tutte le altre potenze mondane.

Solo l’Autorità spirituale è la Fonte legittima, che dà sostanza e motivazione al Potere temporale.

Non può essere viceversa; i problemi seri di sopravvivenza per l’Occidente sono usciti fuori, quando, arbitrariamente, il potere temporale s’è voluto sganciare dall’Autorità spirituale, ricercando fuori dell’Ordine dei Principi, una propria autonomia impensabile, perché priva di radici intellettuali. Questa situazione paradossale, potrebbe essere descritta così:”

Il ramo, ricco di foglie, fiori e frutti, non si riconosce nel ruvido e nodoso tronco, mentre quest’ultimo disconosce la sua radice, che non vede, perché sotterranea.”

Il latte versato è perso; occorre una nuova occasione, un pentolino pulito, dell’altro latte: ma non è la stessa cosa, si dove cambiare tipo di recipiente, tipo di liquido.

Per questo Paolo, non vedendo al momento i presupposti per la Rinascita della Civiltà in Occidente, come fenomeno riguardante i vari Stati dall’Europa alle Americhe, preferisce spostare l’accento sull’Individuo.

Questo è conscio di non dovere essere identificato in una   Persona.[15]

La persona è una maschera, che gioca un ruolo nel teatro della vita.

Ogni buon attore, terminato di recitare la parte teatrale, ritorna in se stesso, nei suoi veri panni.

Quando è figlio, recita la parte del figlio; quando è padre quella di padre; quando è infermiere quella di infermiere e così via.

Il suo essere vero, però non è espresso da nessuno dei ruoli che gioca.

In questo momento di confusione l’Individuo, perdendo la propria originalità, si degrada a persona, riconoscendosi nel ruolo dimentica la propria divinità.

I ruoli sociali, trasmessi acriticamente dalla generazione precedente, hanno avuto il sopravvento sul Soggetto, trasformandolo in oggetto.

Gli attributi stanno sperperando le energie del soggetto, che corre il rischio di estinguere la propria forza, come fa un torrente, coi suoi rigagnoli, che si perdono nella distesa del deserto.

Occorre ritrovare la propria Individualità o Essenza, ricordandosi di conciliare la realtà monadica di ciascuno con quella degli altri.

Come i pianeti, traendo la propria specificità dall’ordine superiore – concorrono in armonia a formare la nostra galassia- allo stesso modo, il singolo, che porta in sé il codice genetico celeste di armonia divina, deve riprodurre, nei rapporti cogli altri, la stessa armonia, che la vita dispiega nelle esistenze naturali.

L’uomo consapevole di sé, è colui che, scoperta la propria nobiltà di origine, estende la propria libertà, fino a dove comincia quella dell’altro, che è considerato come fratello, per il semplice fatto di essere nato da Donna: Caino doveva essere il guardiano di suo fratello e non il carnefice:”

Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso.

Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

Il Signore disse allora a Caino: Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo.

Caino disse al fratello Abele: Andiamo in campagna! Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: Dov’è Abele, tuo fratello? Egli rispose: Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello? “[16]

Occorre porre riparo a quell’errore d’inizio. Caino è ancora il torturatore di Abele. Ancora si è ben lontani dalla pacificazione, perché il figliol prodigo non è ancora tornato alla casa paterna.

Per tale motivo occorre un maggior grado di consapevolezza da parte dell’Individuo, che, finalmente scoperta la propria dignità, è veramente il portatore cosciente di ruoli societari vivificanti.

L’uomo consapevole tutto può: vivere in modo onesto o da criminale.

[1] Paradiso XI,43-54.

[2] Vita documentabile di Padre Pio da Pietrelcina. Ora Santo.

[3] Gen.32:25-32

[4] da “Piero della Francesca, Pittore teologo” di P.Giulio Renzi, Rettore della Basilica di S.Francesco d’Arezzo.

[5] Presenza cculta e manifesta dell’Imperatore Federico II nella Basilica di San Francesco ad Assisi
Frate Elia e la congiura del silenzioPer gentile concessione dell’Autore, il Dottor Prospero Calzolari.

 

 

[6] Romani 8: 19 “ Poiché la creazione con brama intensa aspetta la manifestazione dei figlioli di Dio”

[7] Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 276-279)

[8] De ente et essentia, Tommaso d’Aquino, Edizioni Dehoniane,Napoli 1986 pag.20

[9]Il Portatore del Fuoco, Franco Napoletano, La Riflessione di D.Zedda Ed.2010, pag127.

[10] Si rimanda all’opera del Dottor Prospero Calzolari Presenza occulta e manifesta dell’Imperatore Federico II nella Basilica di San Francesco ad Assisi Frate Elia e la congiura del silenzio e “ Massoneria francescanesimo alchimia”Sear 1988.

[11] Atti 2,44-45 e Atti 4,32

[12] Silvano Zoi, libero filosofo aretino

[13] Lu.6,31

[14] Autorità spirituale e Potere temporale, di Renè Guenon, Rusconi Editore,1972, pag.105

[15] Il termine latino persona deriva, come è noto, dall’etrusco phersu, che significa maschera teatrale.

[16] Gen.4:3-9

 

            

 

 

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