Uno col Khidr del tuo Essere. 11 A scuola dietro il Risorto per Essere Figlie e Figli del Padre.

” Oh Signore Iddio, Tu, che hai potere di cambiare il cuore degli uomini, aumenta in me la consapevolezza che Tu sei la Luce della Vita in tutte le cellule e nel mio sangue. Rendimi capace di aumentare la Luce in me e fa scendere la Luce Tua in me assieme alla Tua Grazia. Aiutaci, curaci e guariscici ed insegnaci a Glorificare il tuo nome.”                                                Alfredo Offidani.

  Uno col Khidr del tuo Essere. 11 A scuola dietro il Risorto per Essere Figlie e Figli del Padre.               

O mio Signore, Pastore,  Re e Amico, grazie per il morbido giogo, posto sul tuo collo sacro e che doni a tutti, senza distinzione; oggi intendo questo giogo come  preparazione ai 40 giorni dopo  la Pasqua di Resurrezione, dal 17 04 2022  al 27/05/2022 , alla Tua Ascensione, per la discesa dello Spirito Santo in Galilea.   

 Matt.11,28-30     28 Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.  29 Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete  riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”.

Prima  però è  necessario consegnarsi a Gesù, per incontrare il Risorto personalmente, come ha fatto  Maddalena, la Dolcissima. La Gioia del Risorto è energia vitale, che dimora nel cuore; è forza propulsiva che rigenera, nutrendo, giorno dopo giorno, la nuova creatura. Anche Leonardo da Vinci ha compreso questo, per averlo vissuto.

Come sacro seme deposto nell’urna : è lì, che fiorisce il terzo occhio; è lì che perviene  la Vita, galleggiando sul fior di loto ascensionale; è lì che il Signore cammina sulle acque delle passioni e delle moltitudini. E’ lì che l’uomo si rigenera con diritto superiore alla funzione angelica, che gli appartiene per dono divino[1].

Esodo singolare per una  pentecoste infuocata.

Un conto è professare questo con la voce, un conto è sperimentarlo nella propria carne.

Esiste una grande libertà, sotto forma di nuova energia. Gesù muore in croce, però per risorgere.

Prendere la propria Croce, significa seguire Lui ed essere nel mondo, senza essere del mondo.

Il “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso[2]detto da Gesù al pentito sul Golgotha, esprime la certezza di questa festa, dove il Padre agisce personalmente, in una dimensione diversa di quella rappresentata dal motore immobile aristotelico. E’ il Padre che imbandisce la festa di Ef.2,1(E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati). Se chiudi gli occhi Lo potresti vedere passare in mezzo a queste tavolate allegre, tutto intento a parlare coi suoi commensali, servendoli con amicizia: Amico, tu sei Me.

” Ma quando le pie donne e gli apostoli – l’uno già credente, l’altro ancora no – vanno al sepolcro lo trovano vuoto, se ne vanno a casa, “ ma Maria se ne stava di fuori presso al sepolcro a piangere.

Non puoi riconoscere Gesù, se non è Lui, che per grazia,  si svela a te: “ Maria!… Rabbunì!

“Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre”.

Ancora un tiro di sasso[3], sii sveglio Eliseo, non farti sorprendere dal passaggio improvviso del carro di fuoco [4]

Un tiro di sasso: preceduti in Galilea![5]

Galilea è tanto dire quanto bianchezza: e bianchezza è un colore pieno di luce corporale, più che nullo altro; e così la Contemplazione è più piena di luce spirituale, che altra cosa, che quaggiù sia.[6]

Ti precedo in Galilea, tu però ancora non puoi toccarmi, perché devo salire al Padre, però mi seguirai, sempre a distanza di un tiro di sasso, finché verrà il momento in cui tutte le distanze illusorie saranno annullate, tramite l’Identità suprema, donata dallo Spirito Santo.

Pervenire, in qualche modo, alla caparra della resurrezione – cioè ad una vita qualitativamente rinnovata per intellettualità – realizzando il vero tipo di uomo, da sempre voluto dal Padre; lo spirito santo inonda la struttura fisica della creatura, se questa sa come orientarsi alla sua galilea, vero Fiorella?

Con la certezza fondata sull’amore incontaminato di Gesù si ha l’apertura alla gioia.

La vera privazione è espressa dalla lontananza dalla casa paterna: ora, col passaggio dalla morte alla vita, la festa del Padre è fondamento di una vita rigenerata.

Una vera guida non tiene a sé il discepolo, ma, da conduttore sperimentato, lo istruisce sulla via da tenere per fargli raggiungere la sua meta. Potrebbe capitare, se il discepolo si trovasse ad essere impedito da qualche malformazione o incidente, che il maestro arrivi a portare vicino alla meta il discepolo, tenendolo sulle sue spalle. Ma solo il discepolo può compiere quello che è nato per compiere. Il Maestro  Ti può imboccare, può masticare il cibo per te, se hai tutti i denti rotti; però non lo può inghiottire per digerirlo al tuo posto: solo tu lo puoi fare.

Se è fuoco, ha da ardere, dice Santa Caterina da Siena: è così che la guida può accendere il discepolo!

“ Non potremmo nemmeno immaginarcelo un Dio così, dal volto teneramente innamorato, con una dolcezza disarmante”, dice Dom Franco Mosconi.

Gesù è la parabola di Dio da vivere nella nostra carne e sangue; è il grande guaritore, colui che comanda agli elementi, e che porta a Sé superandole, sia le leggi naturali camminando sulle acque, sia quelle sovrannaturali resuscitando Lazzaro.

Il Signore degli elementi si consegna in umiltà silenziosa al disordine che c’è, per vincere, collo Spirito santo dall’interno, il Principe di questo mondo.

Gli errori/orrori di quest’umanità cieca sono stati il Suo cibo:

” Figlioletti che avete da mangiare? “ e ha preso su di Sé tutti i peccati del mondo.

Figlioletto, che cos’hai da mangiare[7], che ancora non hai, messo fuori, e che fa schermo fra te e Me?

Ti stai ancora aggrappando al tuo discernimento? Ma se non ne hai!

Piangere per amore fa bene al cuore, anche a quello di Caino; lo rende migliore, più tenero, più leggero; così poi si può anche schiarire la vista interiore.

Ama in modo divino, da creatura divina. Non avere paura della bellezza e forza della Luce. Accetta il diverso, poiché il siro-fenicio-palestinese è amato tanto quanto l’ebreo.[8] Il comunista tanto quanto il fascista. Il prete come il laico. Il torturatore come il torturato. Il Russo come l’Ucraino. Il prodigo come il rimasto a casa. L’omosessuale come il padre di famiglia. L’uomo come la donna.

Non ci sono più nemici. Ci sono solo punti di vista diversi, che, quando divengono totalizzanti portano, nella loro intransigenza mediocre, fuori strada: questa è la strada della separazione.

C’è un piccolo errore iniziale, che sembra insignificante, ma che se viene trascurato, poi, porta a conseguenze irrecuperabili. C’è una canzoncina, cantata anche da Mosè David dei Bambini di Dio che suona così: “ C’era un re di un grande regno, alla testa di un esercito potente e forte. Nel dì della battaglia si portò da valoroso in mezzo ai nemici, compiendo prodezze; ma per via di un chiodo, il suo cavallo perse un ferro e l’equilibrio, il cavallo cadde; cadendo trascinò nella polvere il re e il re batté la testa e morendo sul colpo, perse il regno e la vita, mentre il suo popolo perse la libertà. E tutto per un chiodo! Sarebbe bastato controllare la ferratura del cavallo prima della battaglia; un attimo di distrazione e un piccolo chiodo fuori posto hanno causato tanta rovina”.

Il vero problema nasce quando si confonde l’io separato con Dio, che di tutto e di tutti è vita. Il soggettivo con l’Oggettività. La creatura col Creatore. Il vaso col Vasaio. L’Io con Dio.

La valenza d’ogni uomo può essere ricondotta a un valore musicale o ad un colore.

Se ciascuna religione fosse un colore, il loro insieme formerebbe l’arcobaleno, dove nessuna religione da sola può spiegare il sacro arco, che unisce sponde altrimenti irraggiungibili.

Ciascuna credenza corrisponde alle caratteristiche di un determinato popolo, di una certa razza, nello svolgimento evolutivo. Non esiste una razza superiore alle altre, come non v’è un colore dominante a spese degli altri.

Esiste però un solo colore, capace di spiegare tutte le differenze e il senso ultimo dell’Arcobaleno; e lo può fare perché è l’invisibile colore bianco di Dio.

La Luce increata dell’Amore, non visibile agli occhi ordinari, informa di Sé ogni cosa: tutto da Lei proviene, tutto a Lei torna, in tutto vive.

Se vive questa Luce coinvolgente, tutto brilla in te e in noi.

“ Io sono la vite e tu sei un mio tralcio e il Padre – il buon Vignaiolo – ama te e Me. Quando pota te, fa male anche a Me, perché sono Io che porto te, anche se per ora non Mi vedi: ma quale Vignaiolo vorrebbe fare del male alla Sua vite? Egli attende paziente il sacro frutto, il buon vino. E’ l’amicizia il combustibile che riscalda il cuore del Padre.”

Fluttua leggero nell’aria come un diamante di polvere e sii libero, getta via la tunica di pelle prodotta dalla trasgressione del primo genitore.

Gesù è Risorto e rivestendoti con la Sua Libertà, ti rigenera! Così, sii felice, in questa Pasqua, voluta e celebrata dal Padre.

E’ giubileo perenne. Si fa festa ai piedi della croce, per andare, come Gesù, assieme a Lui, oltre la croce di legno, suonando e danzando, fino a che” a buon citarista corrisponda un buon cantore”[9]

” Avendo noi dunque un gran Sommo Sacerdote, che è passato oltre i cieli, Gesù, il Figliolo di Dio.”[10]

Così, basta piangere, asciuga le lacrime, sii felice, entra nella gioia del tuo Signore, Amico e Re, gioendo con le campane, che suonano a festa per l’intero creato.

Il Nome di Gesù è olio profumato, che colma la coppa del tuo cuore.

Il Nome di Dio fa partorire le cerve sul Tabor.

Gioia e Luce, tra scrosci di acqua sorgiva, in un turbinio luminoso, di galassie che fluttuano assieme, nello stesso istante, dispiegando la loro potenzialità nell’oasi della vita. Sulle tracce di Giovanni, il Prediletto, occorre imparare a poggiare la testa sul petto di nostro Signore, il pio Pellicano. Amen.

” Non si è cristiani per sembrare, ma per Essere, allora Cristo è formato in te”: L’INFINITA COSCIENZA, Padre Giovanni Vannucci O.S.M, edizione CENS,1985;  LoJoga cristiano: la preghiera esicasta, a cura di Padre Giovanni Vannucci O.S.M. edito da LEF nel 1978, Firenze.

Eliseo ed Elia. Elia e Gesù. Discepolo e Maestro.

NOTE: 

[1] “quel che dice dell’origine stessa del Graal è assai degno di attenzione: questa coppa sarebbe stata intagliata dagli angeli in uno smeraldo staccatosi dalla fronte di Lucifero al momento del­la sua caduta. Tale smeraldo richiama in modo sorprendente l’“urna”, la perla frontale che, nell’iconografia indù, occupa spesso il posto del terzo occhio di Shiva, rappresentando quel che si può chiamare il «senso dell’eternità». Questo accostamento ci sembra più adatto di qualsiasi altro a illuminare perfettamente il simbo­lismo del Graal.” (Renè Guenon, Simboli della Scienza sacra, il sacro cuore e la leggenda del santo graal, cap.3).

[2] Lu. 23, 43

[3] Lu.22,41

[4] II Re2,11

[5] Lu.24,50-51

[6] Dante Alighieri Convivio  IV , XXII

[7] Luca 24,41 e segg.

[8] 1Re17,9

[9] Film The silent flute, 1978.

[10] Eb. 4 ,14  l’Ordine è quello di Melchisedek Ebrei 5

 

 

 

 

 

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