Per Giordano Bruno, guida certa per tempi incerti.

Il pensiero è energia che crea.
E se l'Uomo Universale fosse anche simbolo dell'Anima collettiva della Razza umana?
 E se L’Uomo Universale, fosse anche  simbolo dell’Anima collettiva della  specie    umana?

Il pensiero, anche quello umano, è energia che crea; lo spirito si muove nella materia informandola, dove più dove meno;  ciò avviene in tutte le Galassie.

La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra e risplende in una parte più e meno altrove: Dante Alighieri, Paradiso canto I v. 1-3.

 

 

Il pensiero divino, creando, dà alla vitalità della  materia una direzione evolutiva precisa.

E’ come con la Preghiera di Gesù Awoon, il Padre Nostro che è ovunque; così si creano, per chi lo può, istantaneamente nuovi Cieli e Terra. Nel silenzio la creatura umana si fa divina.

Cio’ che segue sarà scritto, con la forza del Voler d’Amore, sull’architrave del  tempio corporeo umano, come omaggio a Giordano Bruno, che è stato guida certa per tempi incerti.

Il Cristo si è mosso in un modo, Al Hallaj in un altro, Giordano Bruno in un altro ancora, e ciò perché lo Spirito è libero e soffia dove e quando vuole.  

La Rosa interiore si risveglia col suo respiro interno; ho visto ed udito il sorriso di Alfredo Offidani.  “ Ho visto uno che camminava sulle mie acque; poi si è seduto soddisfatto sulla terra del cuore, mentre tanti vociavano: “E’ adultera, la legge dice di ucciderla: tu che farai, la ucciderai?”

Lui sereno, imperturbabile tracciava simboli con ritmo lieve: ”Padre…Madre…Figlio…Spirito Santo”.

Tutto era molto dolce; nel silenzio, dalla carne non più martoriata, è nato un bel bambino sorridente. ***

Poi ho sentito una vocetta allegra sussurrare, con frullio di farfalla:” Ma tu, non sai scrivere con ritmo?”.

“Si”, ho risposto.

“Allora fallo- mi ha detto- e sta forte e felice.”

E’ così che visto ed ho udito, dolcemente coinvolgente, la risatina di Alfredo.[1]

Rosa fiorita ad Est marzo 2020 nel Giardino di Casa in Villa San Pietro, con Massimiliano, da Guardiano.

 

         Osar, Sora Orsa, Arso e Raso,Sarò  in Rosa

L’anagramma della parola Rosa è un semplice omaggio operativo a Giordano Bruno; esso contiene alcune indicazioni da introdurre nella strutturazione energetica corporea umana, per realizzare un possibile percorso evolutivo, espresso dalla realtà dei 7 Centri energetici, posizionati nella realtà operativa della creatura umana, nobilitata dallo  spirito a demiurgo divino per operare nella Terra e nel Sistema solare ed Oltre:       

 

1.Osar ( azione decisa, piena di intenzione, dedicazione e attenzione illuminata, propria di chi cerca la Verità con passione d’Amore, per uscire trionfante anche da uno stato di stallo disumanizzante, gestito da energie altre).

2. Sora ( sorella Vita, corredo sacro organico, donato dalla Divinità a ciascuna Creatura umana).

3.Orsa ( nucleo vitale da ricomporre; occorre orientare il contenuto informativo dell’Orsa personale – che agisce anche nella propria coda sacra vertebrale con quella  delle Costellazioni  a cui l’Orsa Maggiore appartiene, per fiorire nel Nord della Verità  (http://www.liberliber.it  Giordano Bruno, ” Lo spaccio della bestia trionfante”pag 5-8).In Giove, questa coda evolutiva( DNA )  potrebbe essere attraversata dall’asse Zenith/Nadir, il quale passa per il centro della testa e da dentro le vertebre della spina dorsale ( attraversando 5 Centri Energetici) fuoriesce nella zona del perineo, immergendosi in Madre Terra. Ciò che è disceso prima, attraverso il respiro, potrà poi  risalire  per vie altre, per mezzo del risveglio energetico di ciò che è custodito anche  dalle vertebre sacrali: medita su Pitagora “ che intese il mondo aver le braccia, gambe, busto e testa”(http://www.liberliber.it  Giordano Bruno, pag 26. Sempre ne  Lo spaccio della bestia trionfante  Giordano Bruno parla dell’Orsa e della vergine Nonacrina (pag  23-25).

4.Arso ( risveglio del vulcano di fuoco, figlio di Madre Terra che investe la Creatura, come forza ascensionale del fuoco interiore, che, come sole di mezzanotte, illumina i cieli interiori,  provenendo oltre quelli.

5.  Raso ( la Materia è Energia ,che, sollecitata da fuoco d’Amore, trasfigura se stessa. Ciò, che ora sale, è lo  stesso Respiro che era disceso nella creatura, donando immortalità intellettiva; nel viaggio tra gli inferi, con coscienza  rinnovata, da Luce divina, si esprime come risalita di Conoscenza; così il Paradiso AMA Madre Terra.

6.   Sarò (  il tempo terreno è la condizione necessaria – affinché, secondo le coordinate terrestri e celesti –  si compia il miracolo del risveglio, che trasfigura l’esistenza dell’Io fisico, figlio soggetto al  Tempo del Dio Giano triforme, nella Divinità Immortale propria della Creatura, nello stato umano)

7. in Rosa ( la grande opera compiuta).

Divinità nella creatura umana

 Francesco, inginocchiato sub rosa del roseto ardente, si trova sull’asse verticale , che lo unisce al Serafino rifulgente; assieme i due esprimono gli Stati superiori dell’Essere nel loro incontrarsi ed  espandersi.  Francesco e Cherubino  sono porta dimensionale ancora  aperta? Questo bassorilievo del XIII°sec. si trova  alla Verna, in Casentino (Ar). Nel crudo sasso intra Tevero ed Arno,  da Cristo prese l’ultimo sigillo,che le sue membra due anni portarno”[2]“ . Questo ” crudo sasso”  si trova  quasi  a metà strada  dalle sorgenti dei due fiumi Tevere ed Arno, sgorganti rispettivamente dalle appendici del Monte Fumaiolo  e del Monte Falterona:  due fiumi che tanta storia  hanno avuto nel nostro Bel Paese! Basterebbe  riflettere  sulla continuità  intellettuale fra la  Roma imperiale, nutrita dal Tevere  e  la Firenze rinascimentale, nutrita dall’Arno.

Francesco, creatura divina, può predicare agli uccelli perché conosce la lingua degli angeli. Ha un culto particolare per San Michele Arcangelo, che rappresenta anche un Ponte di transito speciale per l’Umanità, che sta attraversando un baratro particolare, in questo inizio di terzo millennio. Non bisogna dimenticare che gli angeli non sono oggetto di adorazione ma ministri cooperatori dell’uomo, che ha il cuore secondo Dio (Marco 1, 9-13). C’era nella cappella della Verna – dove Francesco rivelò, sia in Lui sia fuori di Lui, in una notte di fuoco, il sigillo del Serafino, che già portava dentro vivente – un crocefisso brunito, dove, meravigliosamente,  la Croce è avvolta dalle Sei Ali del Serafino.

” San Francesco d’Assisi viene anche appellato “Serafico” perché, al momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù esaudiva così la preghiera di Francesco: “Fa’ o Signore che io possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e amarti quanto lo può un cuore umano”. I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia.  Secondo San Tommaso D’Aquino, i serafini presiedevano alla carità e i cherubini alla scienza.”[3]

Dopo la visita di Giovanni Paolo II alla Verna, 17 settembre[4] 1993, quel crocifisso brunito è stato sostituito con un altro, aureo, bello da vedere ma con valenza modificata .

Come Bonaventura da Bagnoregio ha cercato di occultare la verità di   Francesco d’Assisi, facendo chiamare, in un secondo tempo, il sacro posto dell’incontro fra il Serafino e Francesco,  cappella di san Bonaventura, allo stesso modo la prevaricazione è continuata anche al tempo di Giovanni Paolo II.

Il calice brunito, quello sottratto, esprime la potenzialità realizzativa del divenire della stirpe umana, destinata, come Anima collettiva, a fiorire nel Giardino del Cosmo, che l’attende come Rosa angelicata. Bonaventura, col suo gruppo di potere, cercò di insabbiare la missione di Francesco; non potendolo fare bruciare vivo come eretico, si accanì contro Elia d’Assisi/Cortona, perché, oltre che esserne amico, come Francesco, era diplomatico e consigliere di  Federico II Hohenstaufen.

L’Imperatore tedesco rese possibile la libera adorazione in Gerusalemme sia agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, in nome della ragionevole tolleranza, senza sanguinosa guerra di religione, ma grazie all’accordo pacifico con Malik al Kamil.

Elia edificò la basilica di Assisi come architetto, mentre, da progettista, guidò la realizzazione di Castel Del Monte, monumento sapienziale e centrale energetica federiciana, che ancor oggi svolge un’opera particolare, per il quadrante occidentale. [5]

Tutti i documenti del tempo, relativi ai rapporti fra Imperatore e primi francescani, sono stati o contraffatti o bruciati. Tutto per nascondere la grande verità che Francesco, nuovo Cristo, ha ricordato agli uomini immemori, e quindi bisognosi di risorgere, che l’uomo, biologicamente, è l’olio della natura.

Come tale, immergendosi nella linfa vitale della terra, torna a galla, informando di sé tutta la sfera della vita evolutiva e compendiando in se stesso l’intero iter evolutivo della creazione.

Tale è la dignità nell’intero creato dell’Uomo Universale.

Nel salire a galla, l’Umanità come specie, porta nel proprio DNA l’intera creazione, dove cielo e terra, con tutti i loro gioiosi e festosi abitanti, sono Uno.

Non c’è più bisogno di parassiti, che sotto le spoglie ladronesche di falsi pastori, vogliono succhiare il nostro spirito vitale. Nella nostra costruzione fisica c’è il propellente che permette all’anima di muoversi agevolmente nell’ambito terrestre, restando proiettata e attiva nelle 11 dimensioni cosmiche.

L’amico Veggente, il Poeta Arthur Rimbaud aveva intuito questo in qualche modo, quando scriveva: “ ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d’oro da stella a stella, e danzo”.[6]

Questo Viaggiatore galattico, nel momento del suo transito, tra i deliri della cancrena, dove la morfina nulla più poteva, seppe invocare Allah, il più misericordioso, il più compassionevole e su Lui immediatamente scese l’agognata pace.

L’angelo ribelle è finalmente tornato alla Casa paterna, da Figlio.

Resurrezione è rotolare la pietra,[7] quella del vitriolvm, punto di passo, tanto ricercato da chi ama l’osso della mandorla, Luz o il soggiorno d’immortalità.[8]

Eppure la via da percorrere passa diritta nello sguardo illuminato del bimbo, che ama per amare, senza sentire il bisogno di spiegare cosa sia l’amore. Il bimbo e gli angeli cantano, così le galassie gioiscono. Tutto questo avviene nella frazione del battito di ciglio.[9]

Il Padre è davvero buono, non dimenticarlo nella tua vita di ogni giorno”.[10]

DA CAPITOLO III della Rosa che fiorisce ad Est [11]

 

             La Croce, come Ordito nella tessitura dell’Evoluzione cosmica, riunisce anche gli Esclusi.

La realizzazione dell’Uomo Universale viene simboleggiata…con un segno che è …di quelli che si ricollegano direttamente alla Tradizione primordiale: si tratta del segno della croce, che rappresenta perfettamente il modo in cui viene raggiunta tale realizzazione, mediante la comunione perfetta della totalità degli stati dell’essere, ordinati gerarchicamente in armonia e conformità, nell’espansione integrale, secondo i due sensi dell’ampiezza e dell’esaltazione…”[12]

Il mistero della croce non è patrimonio solo dei Cristiani, ma di tutti coloro, che lo sperimentano nella propria carne.

Se i cristiani hanno il segno della croce, i musulmani ne possiedono la dottrina.”[13]

L’Uomo Universale,  nella sua rappresentazione mediante la coppia”Adamo-Eva”, ha il numero di Allah, il che è appunto una espressione della “identità suprema”.[14]

Le rose del Roseto ardente, così come sono state generate da Gesù e Francesco e da tutti i credenti nei loro personali Getsemani, sono il preludio del sorriso del Padre, che osserva con amore i suoi bambini, anche quelli che sembrano essere i più discoli e lontani.

Dov’è il Padre? E’anche nel cuore d’ogni uomo che soffre, perché dimentico dell’Unione.

Comprendendo questo e sentendolo vivo in te, esperimenti che la vera via, da te percorribile, è quella di farsi uno con coloro che soffrono, a causa della separazione.

E’ necessario ricordarsi di coloro che nessuno vuole e ama, e che, emarginati, giacciono ai lati delle strade.

Non esistono né giusti né ingiusti ma figlioli d’uomo, che devono tornare tutti a casa. L’inizio potrebbe essere dato dalla personale trasfigurazione, “affinché Dio sia tutto in tutti“.[15] La preghiera è tale quando, come cordone ombelicale, il corpo nutre la Divinità.

Com’è possibile ciò? L’anima diviene ciò che conosce, dice Aristotele.

Lo spirito dov’è? Tu chiedi. E che dirai quando, per necessità, si dovrà andare anche oltre a ciò, che definisci col termine spirito? Che dire poi dell’espressione di certi mutacawwufin, per i quali il Paradiso non è ancora che una prigione? [16]

Entrare nel cuore della propria nobiltà, che tale è per la sua origine divina. Quando il chicco, come frutto del lavoro è pronto, entrerà nella fatica dell’aratore perché anche il seminatore avrà raggiunto il mietitore.[17]

L’Inaccessibile si manifesta, quando il chicco è pronto a morire a se stesso, macerandosi nella verginità della terra santa; con un profumo di gelsomino e rose il seminatore si trova assieme al mietitore[18] nell’eterno presente.

La croce non è un luogo di patibolo, ma, come simbolo sacro presente in tutte le vere Tradizioni, rappresenta il modo tecnico con cui la creazione e la manifestazione si evolvono, lungo gli assi della spirale eterna, che secondo il simbolismo tradizionale della Tessitura trova nel Centro della croce il punto di passaggio dal senso dell’ampiezza a quello dell’esaltazione, e ciò perché qualunque espressione del microcosmo contiene in se una rappresentazione integrale dell’universo .[19]

Allo stesso modo ogni punto della circonferenza, contiene in sé il centro, che a sua volta tutto in sé contiene e ciò rende possibile l’evoluzione dei mondi, dove il Conoscente, Conosciuto e Conoscenza non sono in realtà che una sola ed unica cosa. L’Essere conosce Se stesso per mezzo di Se stesso.[20]

 Una volta che sai e puoi esercitare il potere, insito nel tuo nome,muovendoti sull’asse evolutivo,dal  quale si snodano i mondi,  Cielo e Terra si incontrano  in Te all’altezza del cuore. Potresti cantare in piena libertà, seguendo il ritmo dato dalla croce di creazione santa:  Pater, Filius e  Spiritus Santus.

 Le iniziali dei vocaboli latini pater, later e mater, però  ti potrebbero suggerire  pa-l-ma. Allora potresti vedere il passaggio “ sacrale ”per il quale Pater è Later ( cioè mattone/pietra da costruzione, quello stesso , che – come è stato fatto per il Cristo che è Testata d’Angolo- è stato rifiutato dagli edificatori del Tempio – e da lì è anche Mater. Tutto questo potrebbe essere visto con l’immagine di una palma fiorita. Per estensione, poi, potresti passare all’oasi dell’esistenza ombelicale (Uomo Universale vitruviano, riconsiderato da Leonardo) che, provenendo dalla Mater sacra, fiorisce nel verde del Filius e da lì si passa al Rosso e al Giallo dello Spirito Santo.

“  A proposito di Palma e Francesco d’Assisi, Gabriel Mandel Khan ,Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti scrive a proposito di San Francesco d’Assisi  rifacendosi alla  “Leggenda Maggiore” di San Bonaventura da Bagnoregio (FF 1063-1064)[21]

«Quando giunse presso la curia romana, venne condotto alla presenza del sommo Pontefice. Il Vicario di Cristo […] cacciò via con sdegno, come un importuno, il servo di Cristo. Questi umilmente se ne uscì. Ma la notte successiva il Pontefice ebbe da Dio una rivelazione. Vedeva ai suoi piedi una palma, che cresceva a poco a poco fino a diventare un albero bellissimo. Mentre il Vicario di Cristo si chiedeva, meravigliato, che cosa volesse indicare tale visione, la luce divina gli impresse nella mente l’idea che la palma rappresentava quel povero, che egli il giorno prima aveva scacciato.

«Il mattino dopo il Papa fece ricercare dai suoi servi quel povero per la città. Lo trovarono nell’ospedale di Sant’Antonio, presso il Laterano[22], e per comodo del Papa lo portarono in fretta al suo cospetto […] e questi raccontò al Pontefice, come Dio gliel’aveva suggerita, la parabola di un ricco re che con gran gioia aveva sposato una donna bella e povera e ne aveva avuto dei figli che avevano la stessa fisionomia del re, loro padre e che, perciò, vennero allevati alla mensa stessa del re.

«Diede, poi, l’interpretazione della parabola, giungendo a questa conclusione: “Non c’è da temere che muoiano di fame i figli ed eredi dell’eterno Re; poiché essi, a somiglianza di Cristo, sono nati da una madre povera, per virtù dello Spirito Santo e sono stati generati per virtù dello spirito di povertà, in una religione poverella. Se, infatti, il Re del cielo promette ai suoi imitatori il Regno eterno, quanto più provvederà per loro quelle cose che elargisce senza distinzione ai buoni e ai cattivi”!»

Il Papa approvò quindi la Regola, fece fare a tutti i frati che erano venuti con il servo di Dio delle piccole chieriche, e conferì loro il mandato di predicare liberamente la penitenza e la parola di Dio.
Una coincidenza: la novella che il santo raccontò al Papa la si trova anche in Farîd âlDîn Âttâr (1140 c.1220 c.) autore dell’Elahi-nameh, e poi in una variante nel Mathnawî di Jalâl âlDîn Rûmî. Con questo non intendo per nulla affermare che Francesco e Rûmî abbiano copiato da Âttâr; puntualizzo il fatto che a livello spirituale vi sono parallelismi e comunità di intenti in tutto simili, poiché il Misticismo e la fede in Dio sono un sentito unico, da qualsiasi punto di vista religioso li si avvicini.

Il sogno del papa (una palma) è un simbolo anche per i sufi: poiché in arabo Tariqat significa sia palma, sia Via mistica.

San Francesco istituì per la sua Confraternita, detta dei “Frati Minori”, tre ordini di frati. Così è anche nelle Confraternite sufi; e nell’un Ordine e negli altri vi vengono accostati i Grandi Fratelli, quelli ad esempio di Najim Kubrâ (?-1220). I sufi sono religiosi musulmani ma, come nel cristianesimo abbiamo preti e frati, così nell’Îslâm i sufi sono frati e non preti. Francesco rifiutò d’essere ordinato prete, e si accostò maggiormente all’ordinamento laico democratico più che a quello ecclesiastico. Così è anche dei sufi, il cui motto precipuo che ripeto di nuovo qui, dice: «NEL mondo, ma non DEL mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti.»

E ancora: al pari di san Francesco, è scritto nelle agiografie che riguardano il sopraccitato Najmuddin Kubra, che anche lui predicava agli animali, agli uccelli e al lupo.

Veniamo ora all’ incontro del santo con il sultano dell’ Îslâm. Da: I Fioretti del glorioso messer santo Francesco e d’alquanti suoi santi compagni. Capitolo XIV°. «Il Soldano l’udiva volentieri e pregollo che spesse volte tornasse a lui, concedendo liberamente a lui e a’ compagni ch’egli potessono predicare dovunque piacesse loro. E diede loro un segnale, per lo quale egli non potessono essere offesi da persona. Avuta dunque questa licenza così libera, santo Francesco mandò questi suoi eletti compagni a due a due, in diverse parti di Saracini a predicare la fede di Cristo; ed egli con uno di loro elesse una contrada.»

Il saio è il mantello di lana con cappuccio precipuo dei sufi. È di lana, termine che in arabo è: suf, da cui Sufismo. Il saio francescano è quello stesso dei sufi in Terra Santa, in Marocco e nella Spagna; ed è quello che san Francesco vide alla corte del sultano.

In Kalâbâdhî, grande maestro sufi del X° secolo (913 c.-995), leggiamo:« Povertà e pazienza sono il saio sotto il quale alberga un cuore che vede solo in Dio i giorni di festa e di serenità»

Veniamo ora ad un oggetto di devozione che tutti voi conoscete: il Rosario.

Dice il Corano : Dio ha i Nomi più belli (7ª180; 17ª110; 20ª8; 59ª24). Secondo la teologia musulmana i Nomi di Dio – rappresentazione vocalizzata dei Suoi attributi – sono quattromila. Mille di questi sono conosciuti solo da Dio; mille da Dio e dagli angeli; mille da Dio, dagli angeli e dai profeti; mille da Dio, dagli angeli, dai profeti e dai credenti. Di questi ultimi mille, trecento sono menzionati nel Pentateuco, trecento nei Salmi, trecento nei Vangeli e cento nel Corano. Di questi cento, novantanove sono noti ai fedeli comuni, mentre uno è nascosto, segreto e accessibile solo ai mistici più illuminati. Il Profeta stesso disse: «Vi sono novantanove Nomi che appartengono solo a Dio. Colui che li impara, che li capisce e che li enumera entra in Paradiso e raggiunge la salvezza eterna». E il mistico Tosun Bayrak, khalyfa della Jarrahiyya-Khalwatiyya negli Stati Uniti d’America scrisse: «I bei Nomi di Dio sono la prova dell’esistenza e dell’unicità di Dio. O voi che siete arsi e turbati per il peso della sofferenza del mondo materiale, possa Dio far sì che i Suoi bei Nomi siano un balsamo lenitivo per i vostri cuori feriti. Imparate, capite e recitate i bei Nomi di Dio. Cercate le tracce di questi attributi di Dio nei cieli, sulla terra e in ciò che vi è di bello in voi stessi. Così troverete beneficio, a seconda della grandezza della vostra sincerità. Col permesso di Dio, chi dubita troverà sicurezza, l’ignorante troverà conoscenza, chi nega affermerà. L’avaro diventerà generoso, i tiranni chineranno il capo, il fuoco nel cuore degli invidiosi si spegnerà.» In effetti capire «l’essenza» di questi attributi acquieta l’animo, infonde fiducia e arricchisce spiritualmente. Ecco perché, sul piano strettamente pratico, è consuetudine musulmana ripetere i Nomi facendo scorrere tra le dita un rosario composto di novantanove grani (o di trentatré fatti scorrere tre volte). Questo rosario si chiama subha in arabo e tashbî (o anche komboloy) in turco. È ben noto che esso deriva attendibilmente da quello buddista, di centootto grani, in uso nell’Asia centrale e orientale fin dal IV° secolo, così come è noto che dalle organizzazioni monacali buddhiste derivano quelle sufi. A sua volta il rosario musulmano introdotto nell’Îslâm dai Sufi, fu adottato da san Francesco al suo ritorno dalla Terra Santa, dando origine al rosario cattolico diffuso dai francescani appunto e in seguito definito nella forma attuale da san Domenico.

Ancora dai Fioretti (Capitolo XI°) leggiamo: «Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un poco innanzi: e giungendo a un trebbio [trivio] di via, per lo quale si poteva andare a Firenze, a Siena e ad Arezzo, disse frate Masseo: Padre, per quale via dobbiamo noi andare? Rispuose santo Francesco: Per quella che Dio vorrà. Disse frate Masseo: E come potremo noi sapere la volontà di Dio? Rispuose santo Francesco: Al segnale che io ti mostrerò; onde io ti comando, per merito della santa obedienza, che in questo trebbio, nel luogo ove tu tieni i piedi, tu ti aggiri intorno intorno […]. Allora frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse […] Alla perfine, quando egli si volgea bene forte, disse santo Francesco: Sta’ fermo e non ti muovere; ed egli istette e santo Francesco il domandò: Verso qual parte tieni la faccia? Rispuose frate Masseo: Inverso Siena. Disse santo Francesco: Quella è la via per la quale vuole Dio che noi andiamo.»

Voi sapete bene chi è san Francesco. Forse qualcuno di voi avrà però sentito parlare anche dei sufi Mevlevi, i cosiddetti “Dervisci roteanti”, la Confraternita fondata a Konya da Jalâl âlDîn Rûmî. A quelli di voi che conoscono i Mevlevi non può essere sfuggita la simiglianza fra il roteare di frate Masseo e il roteare dei sufi Mevlevi nella loro cerimonia specifica, il Semà, simile al rito che san Francesco poté vedere di persona alla corte del Sultano.

Le prime forme di samâc apparvero presso i Sufi di Baghdâd a metà del IX° secolo, sviluppandosi poi soprattutto fra i turchi del Khurâsân, a volte perfino in forme non differenti dal dhikr usuale. Completarono il rito sul finire del XIII° secolo i Mevlevi di Rûmî.

Nel suo insieme, tutto il Samâc (in turco: Semâ) ha plurime valenze. Anzitutto: i Mevlevi danzano a Konya un Semâ completo la seconda settimana di dicembre per celebrare la morte di Jalâl âlDîn Rûmî . Questa danza, altamente emblematica, altamente spirituale, è l’espressione stessa della realtà divina e della realtà fenomenica, in un mondo in cui tutto, per sussistere, deve ruotare come gli atomi, come i pianeti, come il pensiero.

Beninteso: questa cerimonia non intende simbolizzare né la rotazione degli atomi né quella dei pianeti (come a volte qualcuno ha commentato): è un errore interpretarla così. Come qualsiasi tipo di dhikr agito dalle varie Confraternite Sufi, il Semâ è un rito in grado di indurre uno stato estatico. Esso porta all’ascesa spirituale – viaggio mistico dall’essere a Dio – in cui l’essere si dissolve ritornando poi sulla terra

E veniamo ora al Cantico delle Creature, o di Frate Sole:

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

A te solo, Altissimo, se Konfano,

et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature

spetialmente messer lo frate sole,

lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna et le stelle:

in cielu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi Signore, per frate vento,

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’acqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato so’, mi’ Signore, per frate focu,

per lo quale enallumini la nocte:

et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore

et sostengo infirmitate et tribuatione.

Beati quelli ke ‘sosterranno in pace,

ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò skappare:

guai a quelli ke morranno ne la peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne la tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate

et serviateli cum grande humilitate.

Âbu âlFath âlWâsiti, egiziano (?-1184), i cui discepoli erano alla corte del Sultano quando vi fu san Francesco, scrisse un testo: La lode a Dio secondo le parole del Corano, che ora vi leggo. Sono tutte citazioni tratte dal Corano, e quindi già presenti in Europa, dove il Corano fu tradotto per la prima volta, in latino, nel 1143, da Roberto di Ketton (Robertus Ketenensis) per incarico di Pietro il Venerabile, abbate di Cluny (manoscritto a Parigi, Biblioteca dell’Arsenale). Si tratta quindi di un “centone coranico”, e per chiarire bene il termine leggo un passo del Vocabolario Treccani della lingua italiana, al lemma Centone: «componimento, tipico della tarda letteratura greca e latina, formato dalla giustapposizione di parole, fresi, emistichi o versi di qualche famoso autore.» Ecco perché lo chiamiamo un “centone coranico”.

Ed ecco il testo della Lode di Wâsiti:

«Nel Nome di Dio, Misericordioso, Misericorde. Lode a Dio signore dei Mondi (1ª1)

«Certo, il vostro Signore è Dio, che ha creato i cieli e la terra in sei periodi, e poi si è posto sul Trono. Egli copre il giorno con la notte, ininterrottamente. E il sole, la luna, le stelle sono sottomessi al Suo comando. La Creazione e il comando appartengono solo a Lui. Sia lode a Dio, il Signore dei mondi. Invocate il Signore con umiltà e raccoglimento (7ª54-55)

«Non avete visto come Dio ha creato i sette cieli sovrapposti? Egli ha posto la luna come una luce; Egli ha posto il sole come una fiaccola. Dio vi ha fatti crescere dalla Terra come le piante, poi vi ci rimanderà e poi vi farà uscire con una uscita. Dio ha posto per voi la Terra come un tappeto, affinché camminiate attraverso i suoi valichi”» (71ª15-20).

«Egli, il Fenditore dell’alba, ha fatto della notte un riposo; il sole e la luna per computare. Egli vi ha assegnato le stelle affinché grazie ad esse vi guidiate nelle tenebre della terra e del mare. Certo noi esponiamo prove per coloro che sanno. Egli vi ha creato a partire da un’anima unica, ricettacolo e deposito. Egli fa scendere dal cielo l’acqua. Poi con essa vien fatta germogliare ogni pianta dalla quale vien fatta uscire una verzura, e da questa i semi sovrapposti gli uni agli altri; e la palma, dalla cui spata regimi di datteri vicini. Ed anche i vigneti, l’ulivo e il melograno, simili o differenti gli uni dagli altri. Guardate i loro frutti quando si producono e quando maturano. Ecco dei segni per coloro che hanno fede (6ª96-99)

«Gloria a Dio che fa scendere dal cielo un’acqua pura, preziosa, ed umile per far rivivere con essa una contrada morta e dar da bere ai molti animali e agli esseri umani che ha creato (25ª48).

«Chi farà rivivere le ossa quando esse saranno imputridite?» Di’: «Le farà rivivere Colui              che le ha create la prima volta, poiché Egli è abile in ogni creazione; Egli vi ha fatto scaturire il fuoco dall’albero verde, ed ecco che voi accendete con esso. Forse che Colui che ha creato i cieli e la Terra non sarà capace di creare altri come loro? Sì, poiché Egli è il Creatore [âlKhâliqu], il Sapiente (6ª78-81) Avete riflettuto sul fuoco che fate scaturire? Siete voi che fate crescere il suo legno, o siamo Noi che facciamo ciò? Ne abbiamo fatto un Richiamo e una cosa utile per i viaggiatori del deserto. Glorifica dunque il Nome del tuo Signore, l’Immenso (56ª71-74).

«Ovunque voi siate, la morte vi raggiungerà, foste anche in torri impenetrabili (4ª78). «Certo, la morte che voi fuggite vi raggiungerà. Sarete poi ricondotti davanti a Colui che conosce il visibile e l’invisibile. Egli vi informerà di ciò che facevate.» (63ª8) 57 Ogni anima gusterà la morte, poi verrete ricondotti a Noi. Quanto a quelli che credono e compiono opera buona, faremo abitare loro, nel Paradiso, località elevate, sotto le quali scorrono ruscelli, e nelle quali rimarranno in eterno. Eccellente sarà la mercede di coloro che agiscono perseverando pazientemente e che confidano nel loro Signore (29ª57-59).

«Ciò che è nei cieli e sulla Terra celebra le Sue lodi. Egli è l’Onnipotente ,il Saggio (59ª24). Lodate dunque Dio la sera e la mattina e anche la notte e a mezzogiorno. A Lui la lode nei cieli e sulla terra (30ª17-18).

«Amîn.»

Con questo non affermo che vi sia una derivazione diretta del Cantico di san Francesco dal Centone di Wâsiti; parlo – e torno a ripeterlo – di una comunità di sentimenti che avvince e lega ogni mistico, a qualsiasi religione appartenga.

Un cerchio: sul suo perimetro si dispongono l’una dopo l’altra, come segmenti, le religioni, mentre il centro del cerchio simbolizza Dio. Da queste religioni partono, e tendono al centro del cerchio, come altrettanti raggi, i mistici. Più si avvicinano a Dio e più avvicinano fra loro…

E per concludere.

In linea di massima tutti i procedimenti religiosi per raggiungere lo stato estatico si possono suddividere in due tipologie precipue: o una contemplazione passiva, silenziosa, tendente a liberare la mente da ogni pensiero consapevole (ed è per solito individuale); o una tecnica attiva di invocazione secondo la ripetizione di formule mantriche (col suono ritmico di strumenti musicali o anche senza), e ciò ha luogo per solito nell’ambito della collettività. Vi è inoltre una necessità comune per tutte le Vie mistiche, a qualsiasi religione appartengano, e che determina forme diverse di istruzione, anche notevoli: la necessità di un Maestro. Un esperto, cioè, che abbia già percorso il cammino e che sappia quindi guidare convenientemente, sappia preservare dagli errori, dalla tendenza a fuggire per la tangente a causa del pericolo sempre in agguato, e perfino – per una forma paranoica – dai conseguimenti effettivamente raggiunti (nel Corano, 7ª16-17, Satana dice a Dio: «Io li insidierò lungo la Tua retta Via, poi li assalirò davanti, dietro, da destra e da sinistra»),. Un Maestro del tutto disinteressato, amorevole, paternamente sollecito, ma soprattutto consapevolmente o anche solo intuitivamente esperto della psiche e delle sue devianze.

Ciò ha determinato una lunga serie di convenzioni, di scuole e di conseguimenti, e tutte le religioni ne hanno generati. Inoltre tutte le correnti hanno tratti in comune e conseguimenti omologhi. Ma perché questa eterna presenza di una ricerca mistica? Ha ancora valore in un mondo, quello d’oggi, che sembra così tanto mutato davanti alla necessità di una fede?

In risposta a queste domande, e come conclusione di questa ricerca, lascio di nuovo la parola al già citato Seyyed Hossein Nasr, che ha scritto:

«La ricerca mistica è perenne perché si trova nella natura delle cose, e la società umana è sana nella misura in cui tale ricerca è stata riconosciuta quale elemento basilare nella vita della comunità. Quando una collettività, o una società, non riconosce più questo profondo anelito e quando è sempre più limitato il numero di coloro che seguono la vocazione alla via mistica, la collettività stessa crolla per il peso della sua struttura o viene distrutta da malattie psichiche che essa non è in grado di curare per il semplice fatto di aver negato ai suoi membri l’unico cibo spirituale che può saziarne l’anima. Alcuni uomini continueranno ancora a cercare e a seguire la via mistica, ma la società alla quale appartengono non sarà più capace di trarre totale beneficio dalla presenza illuminante di coloro che, appunto per il fatto di ricercare quanto è sovrumano, permettono ai loro simili di rimanere al livello umano, e provvedono la società stessa degli unici veri criteri di valutazione della sua importanza e del suo valore.

«Se anche nei periodi più cupi di eclisse dello spirito vi sono sempre uomini dotati di    una natura spirituale e contemplativa, ciò accade precisamente perché l’economia della collettività umana ha bisogno della loro esistenza. Una società totalmente priva di uomini contemplativi cesserebbe semplicemente di esistere […]. La ricerca dell’infinito è l’unica che conferisca significato al mondo finito, nel quale l’uomo si trova ad essere. L’impronta di quella perfezione che l’uomo porta entro di sé gli rende qualunque esistenza finita sopportabile, ma soltanto a condizione che possa condurlo all’infinito e all’assoluto. Di qui la perennità della ricerca mistica e lo sforzo che gli uomini di tutti i tempi hanno fatto per poter vedere oltre il finito, in quanto l’infinita realtà determina e abbraccia tutte le cose.»

Questa è la Via, questa è la via di san Francesco, di Rûmî, di tutti gli uomini di buona volontà che tendono alla pace nel loro cuore e al bene di tutta l’umanità. Questo è ciò che auguro a voi tutti, a tutti noi, di poter essere. Grazie: Gabriele Mandel khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti.”

 Ecco ora un gioco assonante di parole diverse:  salma, palma,calma, alma, ama; questo potrebbe essere  un altro modo per  percorrere il percorso evolutivo dell’anima umana, che può  muoversi anche oltre la sfera angelica. Medita allora su salma(necessità di consegnarsi nudo al proprio Maestro, come cadavere che deve essere lavato per essere poi seminato:1 Corinzi 15,35-58.

35Ma qualcuno dirà: "Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?". 36Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; 37e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. 38E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. 39Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. 40Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. 41Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore. 42Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
Se c'è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che 45il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. 47Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. 48Quale è l'uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. 49E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste. 50Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l'incorruttibilità.
51Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, 52in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. 53È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.

54Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura:

La morte è stata ingoiata per la vittoria.
55Dov'è, o morte, la tua vittoria?
Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?

56Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 58Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Per palma potrebbe essere opportuno riflettere cosa è Later e dove si posiziona all’interno dell’Uomo Universale. Ricorda poi che le iniziali di Pater Later Mater danno luogo a palma, e la palma richiama l’oasi ombelicale.

Per  calma occorrerebbe far propria l’acquisizione della Pax Profunda, quella dei Rosacroce.

Alma…si semina qualche cosa, che, da essere vivente ma creato, si trasformerà in spirito datore di vita, il cui nucleo operativo si mostra in AMA.

Per ama, a.m.a. : Ascolta, medita, attua e sii  Amore come imperativo garante di vita. Ma qui siamo sul triangolo della corona tra testa e tempie. Intenzione, dedicazione … attenzione.

 

 

 

Torno a Giordano Bruno, che ammonisce:

Purgare’anima umana( pag 52)…come per rimembranza de l’alta ereditade ritornando in se medesima, dispiace a se medesima per il stato presente; si duole per quel che si delettò e non vorrebe aver compiaciuto a se stessa: ed in questo modo viene a poco a poco a dispogliarsi dal presente stato, attenuandosegli la materia carnale ed il peso de la crassa sustanza; si mette tutta in piume, s’accende e si scalda al sole, concepe il fervido amor di cose sublimi, doviene aeria, s’appiglia al sole e di bel nuovo si converte al suo principio. – Degnamente la Penitenza è messa tra le virtudi, disse Saturno; perché, quantunque sia figlia del padre Errore e de l’Iniquitade madre, è nulla di meno come la vermiglia rosa che da le adre e pungenti spine si caccia; è come una lucida e liquida scintilla che dalla negra e dura selce si spicca, fassi in alto e tende al suo cognato sole. Spaccio della bestia trionfante, pag 53 http://www.liberliber.it  …

Anche se l’errore e il peccato sono la causa del rimorso, io conferisco all’anima il nome della rosa purpurea che cresce tra le spine acuminate. Le assegno il nome di scintilla di luce che, scaturendo da una dura selce, s’innalza fino al Sole con il quale è intimamente imparentata.  Giordano Bruno(Libera interpretazione del passo sopra citato di GB Spaccio della Bestia trionfante, da parte di un Anonimo del WEB)

Non sono morto. Non voglio la pietra di un sepolcro.

Voglio vivere nel cuore della terra, raccolto nel sole,

tra il limite eterno delle cose e il sorgere immediato del tempo,

senza pianti e senza preghiere. Vorrei che la mia terra, potesse respirare l’eternità del tempo e la vastità dell’universo

Giordano Bruno

Non è la materia che genera il pensiero…è il pensiero che genera la materia.

Giordano Bruno

Possiamo affermare con certezza che l’universo è tutto esso centro, o che il centro dell’universo sia dappertutto e la sua circonferenza in nessun luogo.

Giordano Bruno

 Causa, principio ed uno sempiterno,
Onde l’esser, la vita, il moto pende,
E a lungo, a largo e profondo si stende
Quanto si dic’in ciel, terr’ed inferno;
Con senso, con raggion, con mente scerno
Ch’atto, misura e conto non comprende
Quel vigor, mole e numero, che tende
Oltr’ogn’inferior, mezzo e superno.
Cieco error, tempo avaro, ria fortuna,
Sord’invidia, vil rabbia, iniquo zelo,
Crudo cor, empio ingegno, strano ardire
Non bastaranno a farmi l’aria bruna,
Non mi porrann’avanti gli occhi il velo,
Non faran mai che il mio bel sol non mire.

De la causa principio et uno http://www.liberliber.it/ Pag 25   Giordano Bruno

 

L’universo è, così, un infinito immobile. Una è la possibilità assoluta, una è la realtà, una è la forma o anima, una è la materia o corpo. Una è la causa, uno è l’essere. Uno è il supremo e l’eccellente che non si potrà mai comprendere al meglio, per la semplice ragione che esso è indeterminabile e illimitato; di conseguenza assoluto e indeterminato, quindi immobile.[…]

I mondi, i sistemi cosmici, sono in perpetuo movimento, mutevoli e transitori. Solo l’energia creatrice, da cui tutto procede, è eterna. Eterna è anche la forza originale che opera in ogni atomo. Ma tutto ciò che ha una forma, comprese le costellazioni, è soggetto alla legge del cambiamento.

Giordano Bruno

Secondo quanto già detto, quando soggiornai – come Pegaso – nelle regioni celesti, capitò più volte che sentissi una gran voglia di ridiscendere nelle sfere inferiori… Anestetizzato da un nettare e diretto dal destino verso la terra, fui rinviato per lavorare sino allo sfinimento: una volta come filosofo, altre volte come poeta, altre ancora come maestro di scuola. Ritornai, allora, nella mia dimora celeste e scrissi le mie esperienze in un libro. Così, alla fine apparve un’intera biblioteca, che lasciavo dietro di me quando andavo a dimorare per un periodo di tempo sulla terra. Sono notevoli i ricordi della mia vita ai tempi di Filippo il Macedone (359 – 336 a.C.), sotto il regno del quale mi incarnai sotto il nome di Nicomaco.               Cabala del cavallo pegaseo, http//www.liberliber.it/ Pag 24

Giordano Bruno

 Voi che emettete questa sentenza avete più paura di me che la ricevo.

Giordano Bruno

 È prova di mente vile e bassa desiderare di pensare allo stesso modo delle masse o della maggioranza, semplicemente perché la maggioranza è la maggioranza.

Giordano Bruno

La verità non cambia perché è creduta o meno da una maggioranza di persone.

Giordano Bruno

Questo dolore è il pungiglione del rimorso e possiamo dire che il rimorso è una virtù. Il rimorso assomiglia a un cigno che non osa alzarsi in volo perché la coscienza della sua caduta lo trattiene ancorato alla Terra. Però, disgustato da essa, cerca l’acqua: l’acqua formata dalle lacrime versate a causa del rimorso. Nell’acqua, il cigno cerca di purificarsi per diventare simile alla candida innocenza.[…] Anche se l’errore e il peccato sono la causa del rimorso, io conferisco all’anima il nome della rosa purpurea che cresce tra le spine acuminate. Le assegno il nome di scintilla di luce che, scaturendo da una dura selce, s’innalza fino al Sole con il quale è intimamente imparentata.

Giordano Bruno

NOTE.

* **  Intesi, Signore, la tua parola e fui preso da timore. Nel tuo amore che ogni intelligenza supera, un corpo prendesti dalla Vergine, Dio mio. Alla tua venuta in mezzo a noi, gloria! Alla tua potenza, gloria! [ Sant’Andrea da Creta, il grande Canone,  4° Ode]

[1] Franco Napoletano, La rosa che fiorisce ad Est, Ed. BastogiLibri, 2019 pag. 245.

  [2] Dante Alighieri, La Divina Commedia, Par.XI, v.106-108.

  [3] Wikipedia,Gerarchia degli angeli.

  [4] Il 14 settembre 1224 secondo l’ageografia Francesco ricevè le sacre stigmate da Cristo in veste di Serafino ardente.

[5] E’ chiaro il riferimento, autorizzato dallo stesso Autore, Dottor Prospero Calzolari, allo scritto: ” Presenza occulta e manifesta dell’Imperatore Federico II  nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Frate Elia e la congiura del silenzio”.

[6] Opere, Arthur Rimbaud, Ed. Feltrinelli,1969 Mi, Frasi pag.271

[7] Inf.XXXIV,131

[8] Il Re del Mondo, Rene Guenon, Adelphi 1977 Mi, cap.VII.

[9] Capacità d’amore, Franco Napoletano, Ed.La Riflessione,2012,pag18 e segg.

[10] La rosa che fiorisce ad Est, Franco Napoletano, Ed. Bastogi Libri 2019, pag.17-19

[11] La rosa che fiorisce ad Est, Franco Napoletano, BastogiLibri,2019, pag40-42

[12] Il Simbolismo della Croce, René Guenon , pag. 33 .Rusconi Editore 1975

[13] Il Simbolismo della Croce, René Guenon, nota n° 2, pag. 35 e segg., Rusconi Ed.1975

[14] Il Simbolismo della Croce, René Guenon, pag. 35 e segg., Rusconi Ed.1975

15    1 Cor. 15, 28

[16] Considerazioni sull’Esoterismo cristiano, Renè Guenon, edizioni studi delle tradizioni,pag.29

[17] Amos 9,13

18  Giov. 4, 36-38:”E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete.  Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”.

[19] Il Simbolismo della Croce, Renè Guenon, Ed. Rusconi,1973, pag. 37.

[20] Il Simbolismo della Croce, Renè Guenon, Ed.Rusconi, 1973, pag 143.

[21] San Francesco e Jalâl âlDîn Rûmî, ossia: Francescanesimo e Sufismo, una meravigliosa parentela spirituale. Scritto di Gabriel Mandel Khan.

[22]Come non notare la corrispondenza fra Laterano e Later,  pietra da costruzione di cui si parla? Non è forse Francesco, l’Alter Christus, la pietra che i successivi edificatori vaticani hanno di fatto scartato?

 

 

  

 

 

 

 

 

 

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