Uno col Khidr del tuo Essere. 6 Si comincia!

Si comincia! Occorre andare anche oltre l’Umanità, oltre l’Angelo; occorre togliere anche l’ultimo velo; togli le ruote, togli il cassone, togli il timone: dov’è finito il carro? Resta l’idea del carro. E se togli l’idea e la mente che ha progettato il carro, che resta? E’ lì che occorre Essere.  

Potresti sentir dire:” Per essere uno che blatera di Anonimato la sai molto lunga; perché, invece di giudicare, non ti consegni come un cadavere che deve essere lavato dal Maestro?”

Si fa una volta per tutte; in quel momento il Maestro plasma l’Uomo interiore.  Ricorda sempre quel momento di presenza, a San Benedetto. Correva l’anno 2003. Lasciati andare, supera la paura del dipendere; unifica e rientra in quello stato di Unione.

Vai oltre le Forme, rientra dove eri prima che Dio si manifestasse coi Suoi  attributi. Ricorda quel Simbolo sacro che ricevesti, quel Tappeto interiore da lavorare. Occorre buona lana, dice Jalal al Din.

Una Bambina circondata da Bambini festanti, comodamente seduti sulla tenera erba del prato; un cavaliere con corona arriva con calma appiedato, tenendo il cavallo con la briglia, per non distrarre i Bambini. Uccellini emettono gorgheggi armoniosamente dolci, mentre un cervo, dalle maestose corna, fa la sua apparizione, con un capolino inaspettato, dalle fronde del mirto. Tutto è sotto controllo e anche gli animali della foresta sono liberi e felici;  cavaliere e cervo vigilano sulla Santa Contrada[1] alla foce del fiume Verdura.  Correva l’anno 2009.

Ma prima altrove, nel sacro Casentino,  fu pescata una trota; che questa volesse o meno, fu  messa da parte dal pescatore sorridente, che, discernendo mette il meglio  nella sua rete.

Non prende tutto, ma ripone allegramente solo quello, che lui sa di dover prendere. La scelta è l’espressione della regalità e autorità del Decidente. Le porte , che apre, nessuno può chiuderle; le porte che chiude, nessuno può aprirle.

E questo è il potere ligandi et solvendi. Qualcuno, in cerca di trote di montagna, lo ha esercitato con me.”

  1. Se è fuoco ha da ardere.
  2. I Re magi si portano con sé, sempre in cammino, seguendo la Luce della Stella.
  3. La fratellanza inter-religiosa, come trampolino di lancio per la fratellanza cosmica.
  4. Le carezze di nostra Signora dell’Aurora: Mens resurgit in Natura.
  5. Sii seme di perdono. Il Padre è santo: sii questo anche tu, vivendo in Lui.
  6. La  trota e l’anello d’oro.
  7. Il contadino buono trova il tesoro nel campo del corpo: subito lo nasconde. Egli è come la mano del vero  Re: guarisce i cuori sfigurati dal dolore per la sofferenza non compresa.
  8. Operare nel Regno è un lavoro a tempo pieno.
  9. Nel servizio umile e puro, l’uomo nel tempo della carne, esegue quello che gli angeli – in modo irreprensibile – eseguono nel momento del transito, gettando la rete e discernendo ciò, che in quella incappa.

Ci sono uomini, che davvero vegliano sull’accesso alla santa contrada. Nessuno può chiudere quello che loro aprono; nessuno può aprire quello che loro chiudono. Quando esercitano l’autorità divina a loro data, non sono loro ad agire separatamente: agisce la Verità, che in essi vive, in modo autonomo.  C’è un sacro anello d’oro, quello del momento presente, che è punto di congiunzione epocale, tra  le costellazione delle generazioni passate e quelle future: “anche se l’errore e il peccato sono la causa del rimorso, io conferisco all’anima il nome della rosa purpurea che cresce tra le spine acuminate. Le assegno il nome di scintilla di luce che, scaturendo da una dura selce, s’innalza fino al Sole con il quale è intimamente imparentata”, dice Giordano Bruno ( Lo spaccio della bestia trionfante” , pag 53, Giordano Bruno,  www.liberliber.it).

Non so se Qualcuno approverà questo, ma per me è il solo filo che tiene unite le perle del monile, che ornano  il Suo collo di Maestro.   

Tuo padre guarda nel tuo cuore e toglie le grosse spine. I tuoi sospiri sono contati, non sei solo nella tua battaglia: procedi fino ad abolire qualunque intermediario e resta  sicuro della bontà dell’Insegnamento.

Oltre i monasteri, oltre i legni di crocefissione, oltre gli uomini, oltre gli angeli: UNO in Dio. Togli i veli uno ad uno; usa i sandali ricevuti e procedi…oltre il roveto ardente, oltre il sacro Monte, nella Presenza. Là ti hanno atteso Rumi l’Anatolico e Francesco d’Assisi; oltre la croce ora disabitata, sta in quiete sul sacro Monte degli aromi.

Cerca di vivere, come puoi, la profezia di Ezechiele sulle ossa.[2]

E vivi e richiedi con coraggio e in modo fermo, il rispetto della Promessa: o Dio, fa che le ossa che tu hai tritato festeggino.[3] Vincola Dio al rispetto  della Sua Parola, e ricorda che Gli piace che Tu sia ardito con Lui.

Vecchio e Nuovo, in armonia l’uno succede all’altro, con la spirale dell’eterno presente; sia in noi, che fuori di noi, con partecipazione consapevole.

Una vibrazione vitale, che ha esaurito quella funzione, si trasforma in una apparentemente nuova vibrazione. Il vecchio respiro è unito al nuovo da un presente sempre continuo, che contiene in sé, nella successione temporale, tutte le possibilità del passato e del futuro.

 L’eterno presente è ciò in cui si muove in mezzo all’ andata e ritorno del respiro cosmico, la cui traccia è nel cuore dell’uomo, quando questo scopre la santità della fragola.[4]

All’azione del respiro/espiro v’è da aggiungere l’attività del movimento e dell’immaginazione, per regolare, armonizzare il proprio corpo, il proprio respiro, il proprio cuore. Il fine è quello di  realizzare se stessi, in modo che l’ essere personale si ritrovi in  armonia vitale con tutto, in continuità e senza separazioni. Fai attenzione all’apnea  nel punto zero. Osserva cosa accade in quel momento. Tutto è energia. Niente è separato, anche nel mondo della manifestazione, rimane un vincolo d’unione insostituibile, che il mondo delle categorie logiche non può comprendere, finché non impara a immergersi nell’ acqua dell’esistenza, senza bagnarsi; riempiendosi di tutto, senza però attaccarsi a nulla.

Per loYin e loYang ricorda: energia primaria, energia unitaria, energia ereditaria. Ma l’energia, di là dalle apparenti distinzioni, è sempre una. La salute nell’individuo si compromette quando l’energia vitale non circola più nell’organismo in modo naturale.

Per rafforzare il proprio corredo energetico, occorre cominciare a porre un maggior grado di attenzione nei confronti di quello che stiamo facendo.

Per cui sarà possibile camminare in un certo modo, stare seduti in un certo modo, dormire in un certo modo. Risvegliare il cuore alla consapevolezza del corpo che lo ospita, con interdipendenza reciproca e armonica.

Occorre raggiungere la regolarizzazione del proprio corpo, cioè produrre, in modo consapevole, un rilassamento nel corpo, per liberarlo dalle intossicazioni prodotte dalle inutili preoccupazioni mentali.

Questo rilassamento, vero benessere fisico, deve essere goduto da ciascuna cellula del nostro corpo, effettivamente rilassata.

Da qui la necessità di vigilare da svegli e senza tensione, alla porta del cuore inviando onde energetiche benedicenti (uccelli bianchi della storiella sufi), sia dentro noi che al di fuori, sapendo che l’esterno coincide con l’interno.[5]

L’equilibrio degli arti coincide con quello degli organi interni: se v’è armonia non v’è malattia patologica degenerativa.

L’energia deve fluire naturalmente lungo i meridiani, passando soprattutto sui punti dolorosi: più l’energia scorre liberamente sui punti di dolore, tanto maggiormente la malattia comincia a scomparire.

Il punto d’arrivo non sta tanto nello sconfiggere la malattia, ma quanto sull’avere imparato a maneggiare, in modo savio e illuminato, l’energia sana, che c’è già in noi e attorno a noi. L’arte della misura: è nella dose equilibrante il segreto di ogni guarigione.

Conformare ogni gesto, ogni atto alla Legge che regola l’attività del cielo e della terra: tra cielo e terra con nobiltà, equilibrio fra yin e yang, fra maschile e femminile; la dose è equilibrio vitale nel transito delle stagioni, nello scorrimento della linfa, del sangue.

Il nostro corpo fisico è granello organico delle galassie; il corpo astrale, e di luce, è il tessuto connettivo dell’Uomo Universale.

Occorre rigenerare il Corpo di Luce, o meglio riconoscerLo e agevolarLo. Rigenerare ogni singola cellula, fare uscire fuori dal piccolo, l’infinito limite che gli è proprio.

Occorre raggiungere la consapevole regolazione della propria respirazione. E’ bene aprirsi in modo cosciente all’energia vitale che è ovunque; con unione empatica.

La respirazione cosciente dell’Energia fa dilatare l’infinitamente piccolo nella pulsazione aritmica dell’infinitamente grande.

Abbi cura di modulare la tua  respirazione al ritmo della preghiera interna,  che vive in ogni essere, creatura. Ascolta la voce del tuo corpo, di ogni singola cellula, permettendo alla Luce di inondare il dormiente.

Nutrire coscientemente le proprie cellule con l’energia aurea: Tasawwuff.

[1] F.Napoletano, da La Leggenda della Centuria, Febbraio 2009,La Riflessione, Cagliari

”Il colore della terra da nero cinereo divenne marrone chiaro; l’aria si fece più leggera, fresca, ricca d’ossigeno, profumata; lo stesso tronco degli alberi assunse un colore marrone vivo, mentre i rami lasciarono cadere a terra i loro spaventosi artigli, i quali, nel raggiungere il suolo, si trasformarono, per incanto, in orchidee profumatissime; sul tronco degli alberi secolari, come manto regale, apparve il profumato muschio! Un’erba verde e soffice apparve in mezzo agli alberi, mentre ovunque si diffondeva gradevolmente un’Aria di piena soddisfazione. Antares era certo di avere udito un Canto melodioso accompagnato dal Suono armonico dell’Arpa. Per uno spazio, di una ventina di metri, l’orribile Selva Odiosa era divenuta come un Giardino incantato. Si sentì anche il Cinguettio di approvazione degli Uccelli. Un coniglio fece la sua timida apparizione; poi preso tutto il suo coraggio, pose la sua zampetta nella mano d’Antares, che gli si era avvicinato. La Luce solare diffondeva la sua Luminosità vivificante. L’Eroe, se da una parte non si era mai imbattuto in un posto atterrente come la Selva Odiosa, dall’altra non aveva mai visto un posto meraviglioso, come quel Giardino di Primavera. Una voce sussurrò all’orecchio estasiato d’Antares: “Vedi, ammira e adora, questo è un piccolo esempio della Vittoria del Bene sul male. L’Amore è più forte dell’odio. Continua il tuo cammino senza indugio. Sulla Montagna c’è bisogno di te. Qui vigilerò io al tuo posto, io sono Adar, una forza nouminosa. Alcune vostre Tradizioni ci chiamano Le Nouminose. Pregherò per te; oggi, ho concepito un Figlio, nato dal Nostro Valore, questo Giardino. Mio compito, in questo momento, è custodirlo ed ampliarlo. Ti bacio sulla bocca. Vai, amato… pensa anche tu alla tua Adar.” Il giovane, visibilmente commosso, si guardò intorno, e pur non vedendo esteriormente nulla, dentro di se avvertì emozioni dolcissime, che facevano fremere di gioia la sua pelle. Inebriato da quei profumi soavi, abbracciava col cuore tutto quello che vedeva e sentiva, stringendo così a sé in modo effettivo Adar, la Nouminosa. “Adar dolcissima, spero di tornare qui, per ritrovarti, per abbracciarti; grazie, caro Angelo, per aver vegliato su me”. Antares sentì come se un dito si fosse posato sulle sue labbra; udì nella voce lieve d’Adar, la melodia delle mille arpe che incrociavano le loro armonie formando delle cascate argentee, che si riversavano nel lago del suo cuore. E dolcemente udì: “Sempre sarò in te, perché le tue battaglie sono le mie battaglie; Andrion ha interceduto per te e Colui, che tutto muove, mi ha inviata a te. Sentirai la mia presenza nel tuo cuore, non temere. Sei entrato in una nuova Dimensione. Non preoccuparti più per nulla, vai ora dolce amore, affretta il tuo passo.” Col cuore immerso in contemplazione profonda, Antares sentiva vivere nel suo corpo ogni angolo del Giardino; unitamente a profumi d’ambrosia, percepiva nettamente armonie non avvertibili da orecchie solamente umane. Sentiva che ogni piccola fibra d’erba, di fiore, d’albero, di tutto ciò che c’era lì, era come se fosse carne della sua carne. Sembrava che lui e il giardino fossero uniti come parti inscindibili di un Tutto vivente. Un senso d’angoscia si accompagnò alla sua uscita da quel lembo di Paradiso.

[2] Ezechiele 37, 1 La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; 2 mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. 3 Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”. 4 Egli mi replicò: “Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5 Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6 Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore”. 7 Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. 8 Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. 9 Egli aggiunse: “Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”. 10 Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. 11 Mi disse: “Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la gente d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. 12 Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele. 13 Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. 14 Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”. Oracolo del Signore Dio. 15 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 16″Figlio dell’uomo, prendi un legno e scrivici sopra: Giuda e gli Israeliti uniti a lui, poi prendi un altro legno e scrivici sopra: Giuseppe, legno di Èfraim e tutta la casa d’Israele unita a lui, 17 e accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. 18 Quando i figli del tuo popolo ti diranno: Ci vuoi spiegare che significa questo per te?, 19 tu dirai loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano d’Èfraim e le tribù d’Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia. 20 Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto e 21 di’ loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò gli Israeliti dalle genti fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nel loro paese: 22 farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né più saranno divisi in due regni. 23 Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato; li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 24Il mio servo Davide sarà su di loro e non vi sarà che un unico pastore per tutti; seguiranno i miei comandamenti, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. 25 Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, attraverso i secoli; Davide mio servo sarà loro re per sempre. 26 Farò con loro un’alleanza di pace, che sarà con loro un’alleanza eterna. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. 27 In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il l nel segreto del cuore loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 28 Le genti sapranno che io sono il Signore, che santifico Israele, quando il mio santuario sarà per sempre in mezzo ad essi.

[3] Salmo 51, 6-10:Ecco, tu ami la sincerità nell’interiore; insegnami dunque sapienza Purificami con l’issopo, e sarò netto; lavami, e sarò più bianco che neve.  Fammi udire gioia ed allegrezza; fa’ che le ossa che tu hai tritate festeggino.  Nascondi la tua faccia dai miei peccati, e cancella tutte le mie iniquità.  O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.

[4] In un sutra, Buddha raccontò una parabola: Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre.Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce! – Parabola Buddista

[5] Uccelli bianchi e uccelli neri –  Egli (Tierno)  non soltanto si asteneva dal giudicare gli altri, ma cercava anche di fare capire che un buon pensiero è sempre meglio di uno cattivo, anche nei confronti di coloro che consideriamo nostri nemici. Non sempre era facile convincerlo, come dimostra il seguente aneddoto a proposito degli uccelli bianchi e degli uccelli neri. Quel giorno, Tierno ci aveva commentato il versetto: «Colui che ha fatto un atomo di bene lo vedrà; colui che ha fatto un atomo di male lo vedrà » (Corano, xc, 7 e 8). Noi volevamo alcuni chiarimenti sulle buone azioni, ed egli ci disse: «La buona azione più utile è quella che consiste nel pregare per i propri nemici ». «Come esclamai! Generalmente la gente ha tendenza a maledire i propri nemici, e non a benedirli. Non ci fa apparire un poco stupidi pregare per i nostri nemici?». «Può darsi », rispose Tierno, «ma soltanto agli occhi di coloro che non capiscono. Gli uomini hanno certamente il diritto di maledire i propri nemici, ma così fanno molto più male a se stessi che benedicendoli.» « Non capisco – ribattei – se un uomo maledice un nemico e la sua maledizione è efficace, può distruggere il nemico. Perché questo fatto non dovrebbe favorirlo? » «In apparenza è possibile – rispose Tierno – ma in tal caso si tratta di una soddisfazione dell’anima egoista (nafs, l’ego), perciò una soddisfazione di livello inferiore, materiale. Dal punto di vista occulto, il fatto di benedire il nemico è ben più giovevole. Anche se si passa per imbecilli agli occhi degli ignoranti, è un’azione che dimostra realmente la propria maturità spirituale e il proprio grado di saggezza.» «Ma perché?» gli chiesi. Allora Tierno, per aiutarmi a comprendere, parlò degli uccelli bianchi e degli uccelli neri. «Gli uomini – disse – nei loro rapporti reciproci, sono paragonabili a muri posti uno di fronte all’altro. Ogni muro è costellato di moltissimi buchi in cui si annidano uccelli bianchi e uccelli neri. Gli uccelli neri sono i pensieri e le parole cattive. Gli uccelli bianchi sono i pensieri e le parole buone. Data la loro forma, gli uccelli bianchi possono entrare solo nei buchi degli uccelli bianchi e, altrettanto, gli uccelli neri possono infilarsi solo nei buchi degli uccelli neri. Adesso immaginiamo due uomini che si credono nemici uno dell’altro. Chiamiamoli Yussuf e Ali. Un giorno Yussuf, persuaso che Ali gli voglia male, si sente adirato nei suoi confronti e gli manda un pensiero terribile, vale a dire che gli invia un uccello nero lasciando libero il buco corrispondente. L’uccello nero vola fino ad Ali e, per sistemarsi, cerca un buco libero adatto alla propria forma. Se Alì dal canto suo non ha inviato alcun uccello nero verso Yussuf, cioè se non ha emesso pensieri cattivi, non avrà buchi neri a disposizione. Non trovando posto, l’uccello nero di Yussuf sarà costretto a ritornare al suo nido d’origine, riportando con sé il male di cui era gravato, male che finirà per rodere e distruggere lo stesso Yussuf. Immaginiamo invece che Alì, a sua volta, abbia emesso un cattivo pensiero: nel far ciò avrà liberato un buco dove l’uccello nero di Yussuf potrà annidarsi e depositare una parte di male, compiendo così la sua missione distruttiva. Intanto l’uccello nero di Alì avrà raggiunto Yussuf infilandosi nel buco lasciato libero dall’uccello nero di quest’ultimo. Perciò entrambi gli uccelli neri avranno raggiunto l’obiettivo e lavoreranno a distruggere l’uomo cui erano destinati. Però, a missione compiuta, ciascuno tornerà al suo nido d’origine, perché è stato detto: « Ogni cosa ritorna alla sua fonte ». Poiché il male di cui erano gravidi non è ancora esaurito, lo stesso male si rivolgerà contro gli autori finendo col distruggerli. Insomma, l’autore di un cattivo pensiero, di un malaugurio o di una maledizione viene danneggiato sia dall’uccello nero del nemico che dal proprio quando ritorna. La stessa cosa avviene con gli uccelli bianchi. Se noi ci limitiamo a inviare al nemico buoni pensieri, mentre quest’ultimo ce ne invia di cattivi, i suoi uccelli neri non troveranno posto in noi e torneranno al mittente. Quanto agli uccelli bianchi carichi dei buoni pensieri da noi inviati, essi non trovando posti liberi presso il nemico, ci ritorneranno carichi di tutta l’energia benefica di cui erano portatori. Di conseguenza, se noi emettiamo solo buoni pensieri, nessun male e nessuna maledizione potranno mai raggiungere il nostro essere. Ecco perché bisogna sempre benedire amici e nemici. La benedizione non si limita a raggiungere l’obiettivo per compiervi la sua missione di pace, ma, prima o poi, ci ritorna indietro con tutto il bene di cui era fornita. Perciò che i sufi chiamano «l’egoismo auspicabile». E’ il legittimo Amore dì Sé, legato al rispetto di se stessi e del prossimo, perché ogni uomo, buono o cattivo, è ricettacolo di una particella di Luce divina. Ecco perché i sufi, in conformità all’insegnamento del Profeta, non vogliono sporcarsi né la bocca né l’anima, non solo con parole e pensieri cattivi, ma nemmeno con critiche apparentemente benevole

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